Preghiera di adorazione



Aprile 2013

LA FEDE SENZA CARITA' E' MORTA



Introduzione

Dalla lettera apostolica "Porta fidei" di Benedetto XVI
 
La fede senza la carità non porta frutto e la carità senza la fede sarebbe un sentimento in balia costante del dubbio. Fede e carità si esigono a vicenda, così che l’una permette all’altra di attuare il suo cammino. Non pochi cristiani, infatti, dedicano la loro vita con amore a chi è solo, emarginato o escluso come a colui che è il primo verso cui andare e il più importante da sostenere, perché proprio in lui si riflette il volto stesso di Cristo.

Grazie alla fede possiamo riconoscere in quanti chiedono il nostro amore il volto del Signore risorto. “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40): queste sue parole sono un monito da non dimenticare ed un invito perenne a ridonare quell’amore con cui Egli si prende cura di noi.

E’ la fede che permette di riconoscere Cristo ed è il suo stesso amore che spinge a soccorrerlo ogni volta che si fa nostro prossimo nel cammino della vita. Sostenuti dalla fede, guardiamo con speranza al nostro impegno nel mondo, in attesa di “nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia” (2Pt 3,13; cfr Ap 21,1).

 
Canto iniziale 
 
Dov'è carità e amore, qui c'è Dio.
 
Ci ha riuniti tutti insieme Cristo amore:
godiamo esultanti nel Signore.
Temiamo e amiamo il Dio Vivente,
e amiamoci tra noi con cuore sincero.
 
Noi formiamo, qui riuniti, un solo corpo:
evitiamo di dividerci tra noi,
via le lotte maligne, via le liti!
E regni in mezzo a noi Cristo Dio.
 
Nell'amore di Colui che ci ha salvati,
rinnovati dallo Spirito del Padre,
tutti uniti sentiamoci fratelli,
e la gioia diffondiamo sulla terra.

 

Dalla lettera di Giacomo (Gc 2,14-19.26)
 
A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere,in se stessa è morta.

Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede»”. Tu credi che c'è un Dio solo? Fai bene; anchei demòni lo credono e tremano! Insensato, vuoi capire che la fede senza le opere non ha valore? […] Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.


Commento
 
Papa Giovanni Paolo I in una delle sue catechesi del mercoledì parlò della virtù cristiana della carità, sottolineando quanto siano importanti nella vita non tanto igrandi e isolati gesti eroici, ma piuttosto le “piccole carità” che ci possiamo scambiare nelle situazioni ordinarie della vita quotidiana: un sorriso, un grazie, un'attenzione a chi in famiglia ritorna stanco, una riconoscenza per un lavoro domestico che di solito si dà per scontato... «Si lavora più volentieri, quando si è riconosciuti. Sono le piccole carità. In casa nostra abbiamo tutti qualcuno, che aspetta un complimento». Ancora papa Luciani ricordava che «Gesù ha anche fissato come amare il prossimo: non solo cioè con il sentimento, ma coi fatti.

Questo è il modo, disse. Vi chiederò: Avevo fame nella persona dei miei fratelli più piccoli, mi avete dato da mangiare? Mi avete visitato, quand'ero infermo? Il catechismo traduce queste ed altre parole della Bibbia nel doppio elenco delle sette opere di misericordia corporali e sette spirituali. L'elenco non è completo e bisognerebbe aggiornarlo. Fra gli affamati, per esempio, oggi, non si tratta più soltanto di questo o quell'individuo; ci sono popoli interi». A questo proposito Paolo VI affermava che «Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario».

 
Per la preghiera personale:
 
1. Sono consapevole che «spengo» la mia vita di fede non solo quando faccio il male, ma anche quando non faccio il bene?

2. So prima di tutto riconoscere tutto il bene che ogni giorno ricevo in dono da Dio? Lì si fonda la mia missione di cristiano: «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date » (Mt 10,8): in che modo restituisco agli altri i doni che il Signore mi dà?

3. Quali sono le «piccole carità» che ricevo a casa, al lavoro, nelle relazioni con gli amici, nelle fatiche ordinarie, nel tempo libero? Quali invece le «piccole carità» che faccio agli altri? Quali posso provare a fare da domani?

4. «Bisognerebbe aggiornare l’elenco delle opere di misericordia»: quali possono essere le opere di misericordia che ci chiede il mondo di oggi?


Preghiera allo Spirito
 
Senza lo Spirito
Dio è lontano,
Cristo resta nel passato,
l'evangelo è lettera morta,
la chiesa una semplice organizzazione,
l'autorità dominio,
la missione propaganda,
il culto un'evocazione e l'agire cristiano una morale da schiavi.
Ma in lui
il cosmo si solleva
e geme nelle doglie del regno,
Cristo risorto è presente,
l'evangelo è potenza di vita,
la chiesa significa comunione trinitaria,
l'autorità è servizio liberante,
la missione è Pentecoste,
la liturgia è memoria e anticipazione,
l'agire umano è deificato.    

 (Ignazio IV Hazim)


Dalle Ammonizioni di san Francesco (FF 167-168)
 
Beato l’uomo che offre un sostegno al suo prossimo per la sua fragilità, in quelle cose in cui vorrebbe essere sostenuto da lui, se si trovasse in un caso simile. Beato il servo che restituisce tutti i beni al Signore Iddio, perché chi riterrà qualche cosa per sé, nasconde dentro di sé il denaro del Signore suo Dio, e gli sarà tolto ciò che credeva di possedere.


Dalla Vita Seconda di Tommaso da Celano (FF 674)
 
Mentre Francesco ritornava da Siena con un altro frate, si imbatté in un povero. Il Santo disse al compagno: «Fratello, dobbiamo restituire il mantello a questo poveretto, perché è suo. Noi l'abbiamo avuto in prestito sino a quando non ci capitasse di incontrare uno più povero».

Il compagno, che aveva in mente il bisogno del Padre caritatevole, opponeva forte resistenza perché non provvedesse all'altro trascurando se stesso. «Io non voglio essere ladro – rispose il Santo – e ci sarebbe imputato a furto, se non lo dessimo ad uno più bisognoso».

L'altro cedette, ed egli donò il mantello.


Canto finale:  La vera gioia

La vera gioia nasce nella pace,
la vera gioia non consuma il cuore,
è come fuoco con il suo calore
e dona vita quando il cuore muore,
la vera gioia costruisce il mondo
e porta luce nell'oscurità.
 
La vera gioia nasce dalla luce,
che splende viva in un cuore puro,
la verità sostiene la sua fiamma
perciò non teme ombra nè menzogna,
la vera gioia libera il tuo cuore,
ti rende canto nella libertà.






Marzo 2013

CREDO NELLO SPIRITO SANTO, CHE E' SIGNORE

 

Introduzione
 
Nella lettera apostolica “Porta Fidei” Benedetto XVI afferma l’importanza di testimoniare pubblicamente la propria fede, che “è decidere di stare con il Signore per vivere con Lui. […] La fede, proprio perché è atto della libertà, esige anche la responsabilità sociale di ciò che si crede”. Continua dichiarando che “è il dono dello Spirito Santo che abilita alla missione e fortifica la nostra testimonianza, rendendola franca e coraggiosa”.
 
Lo Spirito è dono del Risorto alla sua Chiesa, manifestato dopo la sua assunzione nel giorno di Pentecoste. Negli atti degli apostoli si legge che Gesù Risorto disse ai suoi discepoli che sarebbero stati battezzati in Spirito Santo (At 1,5), che avrebbero ricevuto la forza dallo Spirito Santo e che sarebbero stati suoi testimoni fino ai confini della terra.
 
Se è lo Spirito che agisce nella nostra vita, condizione necessaria è credere in Lui, affidarsi alla sua azione ed essere certi della sua presenza. Interroghiamoci sulla relazione che abbiamo con lo Spirito e per implorarlo dal Padre nostro del cielo, il quale “darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono” (cfr. Lc 11, 9-13).

Canto iniziale: Tu sei vivo fuoco
 
1. Tu sei vivo fuoco che trionfi a sera,
del mio giorno sei la brace.
Ecco già rosseggia di bellezza eterna
questo giorno che si spegne.
Se con te, come vuoi, l’anima riscaldo,
sono nella pace.
 
2. Tu sei fresca nube che ristori a sera,
del mio giorno sei dimora.
Ecco già riposa in ampiezza e terna
questo giorno che si chiude.
Se con te, come vuoi, m’avvicino a casa,
sono nella pace.

3. Tu sei sposo ardente che ritorni a sera,
del mio giorno sei l’abbraccio.
Ecco, già esulta di ebbrezza eterna
questo giorno che sospira.
Se con te, come vuoi, mi consumo amando,
sono nella pace.

 
Dalla Lettera ai Romani di san Paolo, apostolo (Rm 8,14-17)
 
Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: “Abbà! Padre!”. Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

 
Commento
 
Qualsiasi riflessione sullo Spirito Santo è inscindibile dalla relazione che Cristo ha con il Padre, relazione di figliolanza in un eterno dialogo d’amore. S. Agostino li definirebbe come Amante (il Padre) e Amato (il Figlio), in unità e pace, in continuo scambio di Amore (lo Spirito). È il mistero della Trinità: “Credo nello Spirito Santo che […] procede dal Padre e dal Figlio, e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato”.

In virtù di questo legame presente fin dall’origine del mondo, pensare allo Spirito Santo è indivisibile, perciò, anche dalla singola relazione di ciascuno di noi con il Cristo. Solo dopo l’evento pasquale ci è stata donata l’opportunità concreta e reale di sentirci nell’intimo Figli di Dio e invocare Dio come Padre.
 
L’azione più profonda e ultima dello Spirito, perciò, è quello di incarnare in noi la vita stessa di Gesù in quanto figlio. Tutto ciò lo riceviamo nel giorno del battesimo.
 
Condizione fondamentale, però, è la nostra risposta: la nostra fede, la nostra fiducia, il nostro affidarci al Padre, come Cristo sulla croce, per “partecipare anche alla sua gloria”. E questa sarà anche la nostra credibile testimonianza.


Per la preghiera personale 
 
1. Quando mi è capitato di sentire viva la presenza dello Spirito? Cerco di ricordare un episodio preciso in cui non poteva esserci solo il caso… e con gratitudine lo offro al Signore.
 
2. Rendo partecipi nelle mie scelte la preghiera e la sapienza del cuore? Mi lascio consigliare e plasmare dalla sua voce?

3. In quale situazione concreta oggi sono invitato a invocare l’aiuto dello Spirito? Nella testimonianza, nelle difficoltà, in una relazione particolare, nella guida della Chiesa…
4. Mi sento parte del mistero trinitario? Quanto è consolante sentirsi con Cristo figli dell’unico Padre!


Preghiere allo Spirito Santo
 
Ti adoriamo, Spirito Divino, che abiti in noi e ci offri i tuoi sette doni per la vita.
Tu sei il Dio con noi. Grazie!
 
Tu sei l’aria che respiriamo, la luce che ci rende attraenti agli occhi del Padre
e dei nostri fratelli, la mano di Dio che ci tocca teneramente.

Accendi in noi una grande bontà per tutto ciò che ha vita,
una gioia di vivere e di promuovere la pace e un’amicizia forte con i poveri della terra.
Spirito Santo, tu sei l’anima delle nostre suppliche.
 
Donaci la sapienza per capirci e la disponibilità di aiutarci nelle necessità.
Voglio aprirmi alla tua azione.
Tu sei il dono di Dio presente in me e in coloro che mi sono vicini. Amen.

 
Spirito Santo, trasforma tutti i battezzati in testimoni della fede, della speranza e dell’amore. Vieni, Spirito Santo, con il tuo soffio di vita e rinnova ciò che in noi ancora è debole e fragile, per ritrovare la forza del tuo amore e la bellezza della testimonianza, per un mondo che profumi di nuova vita.
 

Dalla Lettera a tutto l’Ordine di s. Francesco (FF 233).
 
Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e con l’aiuto della tua sola grazia giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nell’Unità semplice vivi e regni e sei glorificato, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Canto finale 
 
Spirito di Dio, scendi su di noi.
Spirito di Dio, scendi su di noi.
Rendici docili, umili, semplici.
Tu, che ti posasti su Gesù, il Cristo.
Tu , che discendesti sulla prima Chiesa.







Febbraio 2013

IL TERZO GIORNO E' RESUSCITATO, SECONDO LE SCRITTURE



Introduzione

Dal catechismo degli adulti

3. Il mistero della Risurrezione CCC, 645-647
 
Avvenimento diverso La risurrezione di Gesù può essere considerata un fatto storico? È questa una domanda importante per la fede. La risurrezione di Gesù si riflette nella storia con dei segni: il sepolcro vuoto, le apparizioni del Risorto, la conversione e la testimonianza dei discepoli, i miracoli e altre manifestazioni dello Spirito. Tuttavia si tratta di un avvenimento non osservabile direttamente come i normali fatti storici: un avvenimento reale senza dubbio, ma di ordine diverso. I Vangeli narrano le sue manifestazioni, ma non lo raccontano in se stesso, perché non può essere raccontato. Le sue modalità rimangono ignote.

Con la risurrezione, Gesù non è tornato alla vita mortale di prima, come Lazzaro, la figlia di Giàiro o il figlio della vedova di Nain; è entrato in una dimensione superiore, ha raggiunto in Dio la condizione perfetta e definitiva di esistenza.
 
Non è tornato indietro, ma è andato avanti e adesso non muore più. Il nostro linguaggio non può descriverlo come veramente è: i risorti sono “come angeli nei cieli” (Mc 12,25) e il loro corpo è un “corpo spirituale” (1Cor 15,44), trasfigurato secondo lo Spirito, vero ma diverso da quello terrestre, come la pianta è diversa dal seme.
 
Oggetto di fede I discepoli, che hanno incontrato Gesù concretamente vivo, interpretano questa esperienza alla luce delle attese di salvezza dell’Antico Testamento e usano consapevolmente un linguaggio simbolico: lo presentano come risvegliato, rialzato in piedi, risorto, innalzato, intronizzato alla destra di Dio.

Il mistero trascende la nostra comprensione e può essere affermato solo per fede, ragionevolmente però, a motivo dei segni.

La risurrezione di Gesù si manifesta nella storia, ma in se stessa trascende la storia.


Canto iniziale 
 
Davanti al Re c’inchiniamo insiem
per adorarlo con tutto il cuor
Verso di lui eleviamo insiem
canti di gioia al nostro Re dei re!


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,1-20)
 
Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».

Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono.

Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati,dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.
 
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».


Per la preghiera personale 
 
1) "Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano": credo nella resurrezione? Qual è il mio rapporto con la resurrezione di Gesù? Quali i mie dubbi? Quanta la mia fede?

2) "Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete": Gesù manda le donne ad annunziare quello che hanno visto: quanto sento anche mio questo comando di Gesù? Quanto annuncio Dio alle persone che incontro? Sul lavoro, in famiglia, agli amici…
 
3) "Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli": nella mia esperienza e vita di fede quali sono i miei timori? Quali le mie gioie? 
 

CANTICO Ap 4, 11; 5, 9. 10. 12 Inno dei salvati
 
Tu sei degno, o Signore e Dio nostro,
di ricevere la gloria, *
l'onore e la potenza,
perché tu hai creato tutte le cose, †
per la tua volontà furono create, *
per il tuo volere sussistono.
Tu sei degno, o Signore,
di prendere il libro *
e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato †
e hai riscattato per Dio con il tuo sangue *
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione
e li hai costituiti per il nostro Dio
un regno di sacerdoti *
e regneranno sopra la terra.
L'Agnello che fu immolato è degno di potenza, †
ricchezza, sapienza e forza, *
onore, gloria e benedizione.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.
 

Dai sermoni di S. Antonio (Domenica V di quaresima, 12)
 
Del terzo giorno dice Osea: «Il terzo giorno ci risusciterà e noi vivremo alla sua presenza; comprenderemo e seguiremo il Signore per conoscerlo» (Os 6,3). Il terzo giorno Cristo, risorgendo dai morti, risuscitò anche noi con sé, cioè con una risurrezione conforme alla sua, poiché come egli è risorto, anche noi crediamo che saremo risuscitati nella risurrezione generale.

E allora vivremo, comprenderemo e lo seguiremo per conoscere. In questi quattro termini vediamo indicate le quattro proprietà del corpo glorificato: vivremo, ecco l’immortalità; comprenderemo, ecco la sottigliezza (dell’intelligenza); seguiremo, ecco l’agilità; per conoscere il Signore, ecco la luminosità.


Canto finale

Chi ci separerà dal suo amore,
la tribolazione, forse la spada?
Né morte o vita ci separerà
dall’amore in Cristo Signore.

Chi ci separerà dalla sua pace,
la persecuzione, forse il dolore?
Nessun potere ci separerà
da colui che è morto per noi.

Chi ci separerà dalla sua gioia,
chi potrà strapparci il suo perdono?
Nessuno al mondo ci allontanerà
dalla vita in Cristo Signore.


 


Gennaio 2013

CREDO IN GESU' CRISTO, CHE PER NOI PATI' E MORI' SOTTO PONZIO PILATO

La fede, forza della Chiesa e dono al credente per vivere in Cristo il mistero del dolore


Introduzione

 

Nella “Porta Fidei” Il Papa esorta i fedeli, figli della Chiesa chiamati a credere nella vittoria di Cristo sul male, ad accogliere la sofferenza umana come partecipazione al sacrificio redentivo di Gesù sulla Croce, trasformandola grazie a Lui e in Lui in dono d’amore per l’umanità.

“La Chiesa «prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio», annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga. Dalla virtù del Signore risuscitato trae la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà, che le vengono sia dal di dentro che dal di fuori, e per svelare in mezzo al mondo, con fedeltà anche se non perfettamente, il mistero di lui, fino a che alla fine dei tempi esso sarà manifestato nella pienezza della luce”. (Porta Fidei, 6)

Le prove della vita, mentre consentono di comprendere il mistero della Croce e di partecipare alle sofferenze di Cristo, sono preludio alla gioia e alla speranza cui la fede conduce: “quando sono debole, è allora che sono forte”. Noi crediamo con ferma certezza che il Signore Gesù ha sconfitto il male e la morte. Con questa sicura fiducia ci affidiamo a Lui: Egli, presente in mezzo a noi, vince il potere del maligno e la Chiesa, comunità visibile della sua misericordia, permane in Lui come segno della riconciliazione definitiva con il Padre. (Porta Fidei, 15)

 
Canto iniziale 
 
Io sono la vite, voi siete i tralci:
restate in me, porterete frutto.
Come il Padre ha amato me
così io ho amato voi,
restate nel mio amore,
perché la gioia sia piena.
Voi come tralci innestati in me
vivete tutti nell’unità:
unica in voi è la vita
unico in voi è l'amore.
Il tralcio buono che porterà
frutti d'amore vivendo in me
il Padre mio lo poterà
perché migliore sia il frutto.

Dalla Prima Lettera di Pietro (1,6-9)
 
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco – torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.
 
Commento
 
“…patì sotto Ponzio Pilato”, recitiamo ogni domenica con il “Credo”. Gesù si incarna e vive la sua passione redentrice in un preciso momento storico, quando il mondo del bacino del Mediterraneo è sotto il dominio dell’Impero Romano: 2000 anni fa. Quello è stato, nel disegno provvidenziale di Dio, il momento della “pienezza dei tempi”, come ci ricorda San Paolo. In quel momento, il sacrificio d’amore di Cristo sulla Croce si è dilatato in ogni tempo umano: nel passato come nel futuro, attraversando il nostro presente, per riempire di significato la breve vita dell’uomo, travagliata dalla sofferenza, dal non-senso del dolore, dal nulla della morte. L’umanità che nei secoli ha sofferto, che soffre e che continuerà a soffrire, è stata una volta per sempre innestata nell’angosciante grido di Cristo morente sulla Croce, che S. Marco ci ricorda: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», (Mc 15,34).

«Dio mio, Dio, mio, perché mi hai abbandonato?» è l’urlo che da allora risuona nel dolore di ogni uomo, credente o meno che sia: grazie a Cristo, diventato il più vile degli uomini assumendo su di sé il peccato del mondo, ogni lamento umano reclama la misericordia di Dio; al contempo ogni cristiano, nella fede, sapendo di essere udito da Dio Padre Misericordioso, può ed impara ad affidare le sue sofferenze totalmente a Lui, alla Sua volontà, a imitazione dell’ obbedienza filiale di Gesù. In me ciò si compie ogniqualvolta sono capace di  dire il mio “sì” al Signore: accogliendo nella fede quanto sta avvenendo in me e attorno a me, io affido a Cristo la mia situazione, e Lui la consegna fiducioso al Padre. E questo mio “sì” a Lui, pur nel dolore, mi mantiene unito al Salvatore, come il tralcio alla vite, e mi alimenta e rafforza nel Suo amore.

Con S. Chiara, che mirava sempre con ardente amore il Cristo povero e sofferente, guardiamo Gesù sulla croce, consideriamolo, contempliamolo, desideriamo di imitarlo: imparando da Lui ad amare sempre e comunque, anche chi ci percuote “fino alla morte”. Nella fede crediamo che anche ogni nostra afflizione sia stata riempita dal sacrificio di Cristo in croce e dal suo desiderio che noi siamo con Lui, un giorno, nel Regno dei Cieli. E in questa attesa Egli, il Figlio di Dio fattosi a noi vicino, ci accompagna qui in terra nel testimoniare anche con la sofferenza la santità della Sua Chiesa, rendendoci così partecipi del Suo mistero di salvezza.


Per la preghiera personale, puoi lasciarti guidare dalla riflessione di sopra e anche dai testi seguenti:
 
- Mio Signore, perché non riesco a vederti sofferente nella croce della vecchiaia, dell’handicap, delle malattie, dei disagi sociali che affliggono il mio prossimo? Come posso impegnare un po’ del mio tempo, del mio “oggi”, per sostenere le croci degli altri? Concedimi pazienza e delicatezza con chi soffre…

- Ho bisogno del tuo aiuto, mio Signore, per accettare e portare cristianamente la mia Croce, che il più delle volte è proprio ciò che rifiuto nel mio quotidiano: uno sgarbo ricevuto, un torto subito, la pesantezza di un parente o di un amico che non sopporto più, i dissidi con i colleghi di lavoro, l’incomprensione crescente con mia moglie/marito…

- Cristo Gesù, insegnami a dire oggi il mio “sì” a Dio Padre, sia nella gioia che nel dolore, perché io rimanga innestato in Te, consapevole che il Padre compirà la Sua opera di salvezza anche nella e con la mia situazione odierna.
 
- Gesù, mi chiami ad essere membro vivo della Tua Chiesa e chiedi proprio a me di dare testimonianza, perché appaia al mondo la sua santità e anche chi non ti conosce possa desiderare d’incontrarti. 

S. Francesco in un’ammonizione scrive ai suoi frati:

Riflettiamo attentamente che il Signore dice: «Amate i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi odiano»; infatti il Signore nostro Gesù Cristo, del quale dobbiamo seguire le orme, chiamò amico il suo traditore e si offrì spontaneamente ai suoi crocifissori. Sono dunque nostri amici tutti coloro che ingiustamente ci infliggono tribolazioni e angustie, vergogna e ingiurie, dolori e sofferenze, martirio e morte, e li dobbiamo amare molto perché, a motivo di ciò che essi ci infliggono, abbiamo la vita eterna. (FF 56)

S. Chiara scrive ad Agnese di Boemia:

Vedi che egli per te si è fatto oggetto di disprezzo e seguilo, fatta per lui spregevole in questo mondo. Guarda, o regina nobilissima, il tuo sposo, il più bello tra i figli degli uomini, divenuto per la tua salvezza il più vile degli uomini, disprezzato, percosso e in tutto il corpo più volte flagellato, perfino morente tra le angosce della croce: guardalo, consideralo, contemplalo, desiderando di imitarlo.

Se con lui patirai, con lui regnerai, soffrendo con lui, con lui godrai, morendo con lui sulla croce della tribolazione, possederai con lui le celesti dimore negli splendori dei santi e il tuo nome sarà scritto nel libro della vita e diverrà glorioso tra gli uomini. Per questo in eterno e nei secoli dei secoli acquisterai la gloria del regno celeste in cambio delle cose terrene e transitorie, i beni eterni al posto dei perituri e vivrai nei secoli dei secoli. (FF 2879-2880)

 


Dicembre 2012

CREDO IN GESU' CRISTO, NATO DA MARIA VERGINE


Introduzione
 
Benedetto XVI nella Lettera apostolica Porta fidei afferma: “In questo tempo terremo fisso lo sguardo su Gesù Cristo, “colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Eb 12,2): in lui trova compimento ogni travaglio ed anelito del cuore umano. La gioia dell’amore, la risposta al dramma della sofferenza e del dolore, la forza del perdono davanti all’offesa ricevuta e la vittoria della vita dinanzi al vuoto della morte, tutto trova compimento nel mistero della sua Incarnazione, del suo farsi uomo, del condividere con noi la debolezza umana per trasformarla con la potenza della sua Risurrezione”. (Porta fidei, 13).

Il nostro sguardo di fede si posa su Gesù Cristo, il Figlio di Dio che prende carne nel grembo di Maria. Così ne parla S. Francesco:

“L’altissimo Padre celeste, per mezzo del santo suo angelo Gabriele, annunciò questo Verbo del Padre, così degno, così santo e glorioso, nel grembo della santa e gloriosa Vergine Maria, e dal grembo di lei ricevette la vera carne della nostra umanità e fragilità. Lui, che era ricco sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà”.


Canto 

Prima del tempo, / prima ancora che la terra cominciasse a vivere,
il Verbo era presso Dio. / Venne nel mondo
e, per non abbandonarci in questo viaggio, ci lasciò
tutto se stesso come pane.

Verbum caro factum est, Verbum panis factum est. (2v)
[Il Verbo si è fatto carne, il Verbo si è fatto pane]

Qui spezzi ancora il pane in mezzo a noi
e chiunque mangerà non avrà più fame.
Qui vive la tua Chiesa intorno a te
dove ognuno troverà la sua vera casa.

Verbum caro factum est, Verbum panis factum est.
Verbum caro factum est, Verbum panis.

Prima del tempo, / quando l’universo fu creato dall’oscurità,
il Verbo era presso Dio. / Venne nel mondo.
Nella sua misericordia Dio ha mandato il Figlio suo,
tutto se stesso come pane.

Verbum caro factum est, Verbum panis factum est (2v)
[Il Verbo si è fatto carne, il Verbo si è fatto pane]

Qui spezzi ancora il pane in mezzo a noi
e chiunque mangerà non avrà più fame.
Qui vive la tua Chiesa intorno a te
dove ognuno troverà la sua vera casa. (2v)

Verbum caro factum est, Verbum panis factum est. (2v)



Dalla Lettera ai Filippesi (2,6-8)
 
Gesù Cristo, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.


Gesù Cristo, pur “essendo nella condizione di Dio”, cioè pur avendo tutta la pienezza della divinità, non volle tenere solo per sé “il suo essere come Dio”, ma lo volle partecipare a noi facendosi uno di noi. “Si svuotò” della gloria e delle prerogative divine per condividere in tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione di fragilità, di limite e di morte. Al contrario del primo uomo, Adamo, che aveva disobbedito, Gesù Cristo si fa in tutto obbediente e riporta l’umanità intera al suo stato divino.

“Il Verbo stesso di Dio, colui che è prima del tempo, l’invisibile, l’incomprensibile, colui che è al di fuori della materia, il Principio che ha origine dal Principio, la Luce che nasce dalla Luce, la fonte della vita e dell’immortalità, colui che è termine del Padre e sua Parola, viene in aiuto alla sua propria immagine e si fa uomo per amore dell’uomo. Assume un corpo per salvare il corpo e per amore della mia anima accetta di unirsi ad un’anima dotata di umana intelligenza. Ecco perché è divenuto uomo in tutto come noi, tranne che nel peccato” (S. Giovanni Nazianzeno).

 
Per la preghiera personale durante l’adorazione silenziosa: 

Contemplo con amore, stupore e gratitudine il Figlio di Dio che per me si fa uomo. Egli si abbassa, si umilia sempre: da Dio si fa uomo, da uomo si fa servo, da servo si fa pane eucaristico… Guardo con gioia Colei che ha dato la vita terrena a Gesù, Maria, la madre tutta pura: la contemplo mentre “dà alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolge in fasce e lo pone in una mangiatoia”…

S. Paolo presenta il mistero della kenosi del Verbo che si fa uomo con queste parole: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: Egli pur essendo nella condizione di Dio…”: Il cammino di abbassamento, umiltà, servizio, dono di sé di Gesù è la via che anch’io sono chiamato a percorrere…


Puoi aiutarti nella preghiera servendoti anche dei seguenti testi francescani:
 
Signore Gesù Cristo, ecco, ogni giorno ti umili, come quando dalla sede regale discendesti nel grembo della Vergine; ogni giorno Tu vieni a noi in apparenza umile; ogni giorno discendi dal seno del Padre sull'altare nelle mani del sacerdote.

E come ai santi apostoli ti mostrasti nella vera carne così anche ora ti mostri a noi nel pane consacrato; e come essi con gli occhi del loro corpo vedevano soltanto la tua carne, ma contemplandoti con gli occhi dello spirito, credevano che Tu eri lo stesso Dio, così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, crediamo fermamente che questi sono il tuo santissimo Corpo e Sangue vivi e veri.

E in tale maniera Tu, o Signore, sei sempre presente con noi, come tu stesso dici: "Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo". (S. Francesco)

 
Senza concedere neppure uno sguardo alle seduzioni, che in questo mondo fallace ed irrequieto tendono lacci ai ciechi che vi attaccano il loro cuore, con tutta te stessa ama Colui che per amor tuo tutto si è donato. La sua bellezza ammirano il sole e la luna; i suoi premi sono di pregio e grandezza infiniti. Voglio dire quel Figlio dell’Altissimo, che la Vergine ha partorito, senza cessare di essere vergine. Stringiti alla sua dolcissima Madre, la quale generò un Figlio tale che i cieli non lo potevano contenere, eppure ella lo raccolse nel piccolo chiostro del suo santo seno e lo portò nel suo grembo verginale. (S. Chiara)


Preghiera e canto di adorazione   (con parole di Francesco e Chiara)
 
O Cristo, dolce Gesù! O Cristo, dolce Gesù! 
 
O Verbo del Padre, così degno santo e glorioso,
sei stato annunciato dall'arcangelo Gabriele
alla santa e gloriosa Vergine Maria
e da lei hai ricevuto la carne della nostra fragile umanità.
 
O Cristo, dolce Gesù! O Cristo, dolce Gesù! 
 
Santissimo Bambino diletto, Tu ci sei stato donato
e sei nato lungo la via e deposto in una mangiatoia,
perché non c'era posto per te nell'albergo.

O Cristo, dolce Gesù! O Cristo, dolce Gesù! 
 
O mirabile umiltà e povertà che dà stupore!
Tu, il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra,
sei adagiato in una mangiatoia!

O Cristo, dolce Gesù! O Cristo, dolce Gesù! 

Tu, che eri ricco sopra ogni altra cosa,
hai voluto scegliere in questo mondo,
insieme alla beatissima Vergine tua Madre, la povertà.

O Cristo, dolce Gesù! O Cristo, dolce Gesù! 





Novembre 2012

CREDO IN DIO PADRE ONNIPOTENTE

Il Signore del cielo e della terra si svela ai piccoli
 
 
Benedetto XVI nella Lettera apostolica "Porta fidei" afferma:

“La fede è decidere di stare con il Signore per vivere con Lui. E questo “stare con Lui” introduce alla comprensione delle ragioni per cui si crede. […] La conoscenza dei contenuti di fede è essenziale per dare il proprio assenso, cioè per aderire pienamente con l’intelligenza e la volontà a quanto viene proposto dalla Chiesa” (Porta fidei, 10).

“Per accedere a una conoscenza sistematica dei contenuti della fede, tutti possono trovare nel Catechismo della Chiesa Cattolica un sussidio prezioso ed indispensabile. Esso costituisce uno dei frutti più importanti del Concilio vaticano II. […] L’Anno della fede dovrà esprimere un corale impegno per la riscoperta e lo studio dei contenuti fondamentali della fede che trovano nel Catechismo della Chiesa Cattolica la loro sintesi sistematica e organica” (Porta fidei, 11).

Accogliamo l’invito del nostro pontefice e, prima di incontrarci con la Parola del Vangelo, rileggiamo alcuni articoli del Catechismo sulla prima verità che professiamo nel Credo.
 
268. Di tutti gli attributi divini, nel Simbolo si nomina soltanto l’onnipotenza di Dio: confessarla è di grande importanza per la nostra vita. Noi crediamo che tale onnipotenza è universale, perché Dio, che tutto ha creato, tutto governa e tutto può; amante, perché Dio è nostro Padre; misteriosa, perché la fede soltanto la può riconoscere allorché «si manifesta nella debolezza» (2 Cor 12,9).
 
270. Dio è il Padre onnipotente. La sua paternità e la sua potenza si illuminano a vicenda. Infatti egli mostra la sua onnipotenza paterna nel modo in cui si prende cura dei nostri bisogni; attraverso l’adozione filiale che ci dona […]; infine attraverso la sua infinita misericordia, dal momento che egli manifesta al massimo grado la sua potenza perdonando liberamente i peccati.
 
272. La fede in Dio Padre onnipotente può essere messa alla prova dall’esperienza del male e della sofferenza. Talvolta Dio può sembrare assente ed incapace di impedire il male. Ora, Dio Padre ha rivelato nel modo più misterioso la sua onnipotenza nel volontario abbassamento e nella Risurrezione del Figlio suo, per mezzo dei quali ha vinto il male. Cristo crocifisso è quindi «potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1Cor 1,24-25). Nella Risurrezione e nella esaltazione di Cristo il Padre ha dispiegato «l’efficacia della sua forza» e ha manifestato «la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti» (Ef 1,19-22).
 

Canto   (da una preghiera di S. Francesco)
 
Tu sei santo, Signor, Dio unico, / compi meraviglie, sei forte, sei grande.
Tu sei l’altissimo e onnipotente, / tu sei Padre santo e il re dell’universo.
Tu Trinità e Signore degli dei, / tu Dio vivo, Dio vero e sommo bene.
Tu sei amor, carità, sei sapienza, / tu sei umiltà, sei pazienza e bellezza.
Tu sei riposo, tu sei sicurezza, / gioia e letizia, la nostra speranza.
Tu sei giustizia, tu sei comprensione / e ogni nostra sovrabbondante ricchezza!
Tu sei splendore, tu sei mansuetudine, / tu sei protettore, custode e difensore.
Tu sei fortezza, tu sei sollievo, / sei nostra speranza, tu sei la nostra fede.
Carità nostra tu sei, nostra dolcezza, / tu sei la nostra vita eterna, o Dio Salvatore!


Dal Vangelo secondo Luca (10, 21-22) 
 
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
 
Gesù cammina attraverso Galilea, Giudea, Samaria, regione di Tiro e Sidone per annunciare l’amore del Padre, il suo vero volto; guarisce, libera da malattie, infermità, sfama, insegna, si spende, si sbriciola per raggiungere i suoi fratelli, i figli preziosi del suo Abbà; mostra la propria Gloria luminosa a Pietro, Giacomo, Giovanni; cerca il confronto con chi, scriba e fariseo, nel bene e nel male, ha pur fatto della Parola la propria vita. La risposta dei discepoli e dei giudei è cieca: Chi è il più grande? Mostraci un segno! Ecco un mangione e un beone, amico di pubblicani e peccatori! 
 
Un insuccesso: pochi rispondono, solo gli ultimi, i piccoli, i mendicanti, gli storpi, alcuni pagani, che agli occhi umani nulla hanno da offrire e perciò nulla possono chiedere a Dio. Sì, è l’insuccesso che fa sciogliere il cuore di Cristo in lode stupita, elegia d’amore perché in esso vede l’infinita benevolenza del Padre, che conduce la storia e affida il Regno ai deboli, ai malati, ai peccatori, agli ultimi. Dio si comunica a questi cuori piccoli, facendosi a sua volta piccolo e debole, Egli, l’Onnipotente Signore del cielo e della terra. Abbraccia l’unica via per incontrare l’uomo: farsi fragilità, abbandonarsi a noi, sue creature, rivestire la nostra carne, morire per darci la Vita eterna.

Amore folle, via di salvezza che stravolge ogni nostra logica: Dio ci cerca peccatori, ci chiama a sé da peccatori, noi che vorremmo andare a Lui santi, puri, sani, dotti. È il suo amore che sana e salva. 

 
Nella preghiera personale domandati:
 
Seguo le orme del Maestro che in tutto riconosce la presenza paterna e potente di Dio, la mano provvidente dell’Abbà, lodandone e proclamandone l’Amore infinito? 
 
Veramente credo che Dio custodisce i miei giorni e li conduce, sempre e in ogni circostanza, alla salvezza, Egli Dio della Storia?
 
La logica della Croce, apparente impotenza di Dio, mi scandalizza? Mi abbandono alla Sua Potenza che è Amore “debole” che rispetta la libertà dell’uomo, Amore misericordioso che mi incontra nella storia concreta, luogo di male, peccato, di bene, di grazia, di miseria, di misericordia, storia che Egli non trasforma prodigiosamente, ma prende su di sé per farne luogo di salvezza perché luogo in cui sperimento il suo Amore? Che Dio attendo? Un Dio trionfante, grandioso, o un Dio povero per amore. 


Salmo 8

O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza,
con la bocca di bambini e di lattanti:
hai posto una difesa contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
 
Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?
 
Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi:
 
tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.
 
O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
 
 
Dalla Terza Lettera di S. Chiara ad Agnese di Praga (FF 2892)
 
Ecco, è ormai chiaro che per la grazia di Dio la più degna tra le creature, l’anima dell’uomo fedele, è più grande del cielo, poiché i cieli con tutte le altre creature non possono contenere il Creatore, mentre la sola anima fedele è sua dimora e sede, e ciò soltanto grazie alla carità di cui gli empi sono privi, come afferma la Verità stessa: Chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò, e verremo a lui e faremo dimora presso di lui.
 

Canto di adorazione
 
Niente ti turbi, niente ti spaventi: / chi ha Dio niente gli manca.
Niente ti turbi, niente ti spaventi: / solo Dio basta. 
 





Ottobre 2012

LA FEDE COME FIDUCIA

Fratelli e sorelle, oggi il nostro papa Benedetto XVI ha aperto a Roma l’Anno della fede. È un invito rivolto a ciascuno di noi a percorrere di nuovo e con entusiasmo il cammino della fede iniziato nel giorno del nostro battesimo.

Scrive il papa: “Desideriamo che questo Anno susciti in ogni credente l’aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza. Sarà un'occasione propizia anche per intensificare la celebrazione della fede nella liturgia, e in
particolare nell’Eucaristia, che è “il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua energia”. Nel contempo, auspichiamo che la testimonianza di vita dei credenti cresca nella sua credibilità. Riscoprire i contenuti della
fede professata, celebrata, vissuta e pregata, e riflettere sullo stesso atto con cui si crede, è un impegno che ogni credente deve fare proprio, soprattutto in questo Anno” (Portafidei, 9).

Il papa ci chiede di confessare la fede, di celebrarla, di viverla.

Scrive ancora il papa: “La fede cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia. […] Solo credendo, la fede cresce e si rafforza; non c’è altra possibilità per possedere
certezza sulla propria vita se non abbandonarsi, in un crescendo continuo, nelle mani di un amore che si sperimenta sempre più grande perché ha la sua origine in Dio (Porta fidei, 7).

La fede come fiducia. È quanto ha sperimentato la donna del brano evangelico, la cui fede ha strappato l’ammirazione di Gesù:

Dal vangelo secondo Matteo (15, 21-28)
 
Partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le
rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».
«È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Donna, grande è la tua fede! Quella donna non frequenta la sinagoga, invoca forse altri dèi, ma per Gesù è donna di grande fede. Una fede che non si arrende davanti al suo silenzio né davanti al suo atteggiamento gelido e scostante (apparentemente). Una fede grande che riconosce la presenza operante di Dio in quell’uomo Gesù. Una fede sorretta dalla convinzione che l’amore di Dio riguarda e raggiunge anche i lontani, anche i pagani.
E Gesù cambia, si modifica l'ampiezza della sua missione. Una donna pagana «converte» Gesù, lo porta ad accogliere come figli i cagnolini di Tiro e di Sidone, lo apre ad una dimensione universale: No, tu non sei venuto solo per quelli
di Israele, tu sei pastore del dolore del mondo.
 
Nella preghiera domandati:

Ho la fiducia della donna? Ho il coraggio di fidarmi di Dio, che è mio Padre, anche quando non vedo chiaro? Come reagisco davanti al dolore, alle situazioni difficili?

Questa sera ravvivo la mia fede: “Credo in te, mio Signore. Mi rimetto con tutta la confidenza del cuore nelle tue mani”

Puoi aiutarti ad esprimere la tua fiducia con le parole dei salmi:

A te, Signore, innalzo l’anima mia,
mio Dio, in te confido:
che io non resti deluso!
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza;
io spero in te tutto il giorno.
Ricordati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre (salmo 26).
 
Io dico al Signore: Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio, in cui confido.
Tu mi libererai dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
Mi coprirà con le tue penne,
sotto le tue ali troverò rifugio;
la tua fedeltà mi sarà scudo e corazza.
Non temerò il terrore della notte
né la freccia che vola di giorno,
la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.
Sì, mio rifugio sei tu, o Signore! (salmo 91).
 
Signore, non si esalta il mio cuore
né i miei occhi guardano in alto;
non vado cercando cose grandi
né meraviglie più alte di me.
Io invece resto quieto e sereno:
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me l’anima mia.
La mia anima attenda il Signore,
da ora e per sempre (salmo 131).
 
Canto di adorazione
 
Ho detto a Dio: “Senza di te / alcun bene non ho, / custodiscimi.
Magnifica è la mia eredità. / Benedetto sei tu, / sempre sei con me”.
Custodiscimi, mia forza sei tu. / Custodiscimi, mia gioia, Gesù.
Custodiscimi, mia forza sei tu. / Custodiscimi, mia gioia, Gesù.
Ti pongo sempre innanzi a me, / al sicuro sarò, mai vacillerò!
Via, verità e vita sei: / mio Dio, credo che / tu mi guiderai.

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