Preghiera di adorazione

 
IN PREGHIERA PER LE VOCAZIONI RELIGIOSE                         Febbraio 2015

Tu sei mio figlio" (sal 27)



Saluto del presidente
 
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
 
Fratelli e sorelle, il papa ha voluto che il 2015 sia l’anno dedicato alla vita consacrata. Nella preghiera di adorazione di questa sera vogliamo implorare dal Signore la grazia della santità per quanti hanno abbracciato la vita religiosa e il dono di nuove vocazioni per gli istituti religiosi e secolari.
 
La vita consacrata è chiamata a incarnare la Buona Notizia, il Crocifisso risorto, a far proprio il modo di esistere e di agire di Gesù di fronte al Padre e ai fratelli. È assumere il suo stile di vita, adottare i suoi atteggiamenti interiori, lasciarsi invadere dal suo spirito, assimilare la sua sorprendente logica; in una parola, è essere figlio.
 
«Testimone del Vangelo – ricorda papa Francesco - è uno che ha incontrato Gesù Cristo, che lo ha conosciuto, o meglio, si è sentito conosciuto da Lui, riconosciuto, rispettato, amato, perdonato, e questo incontro lo ha toccato in profondità, lo ha riempito di una gioia nuova, di un nuovo significato per la vita».
 
Come testimone della vita consacrata abbiamo pensato di proporre la BEATA ELISABETTA VENDRAMINI (1790-1860), una figlia della nostra terra, essendo nata a Bassano del Grappa e avendo operato prevalentemente in Padova.
 
Donna coraggiosa, povera e profondamente libera nell’obbedienza a Dio, docile alla voce dello Spirito Santo, sull’esempio di san Francesco, spese la sua vita alla sequela del Cristo crocifisso, che riconobbe e amò nei più piccoli; questo la portò a fondare la congregazione delle Suore Terziarie Francescane Elisabettine (1828).
 

Canto iniziale: Alto e glorioso Dio
 
Alto e glorioso Dio,
illumina il cuor mio,
dammi una fede retta,
speranza certa e carità.
 
Dammi umiltà profonda
e scienza che non confonda
nella tua conoscenza
sarà la mia sapienza.
 
Signore Gesù Cristo,
devoti ti adoriamo
in tutte le tue chiese
sparse per tutto il mondo.
 
Santissimo Signore,
a te ogni lode e onore,
perché hai redento il mondo
con la tua santa croce.


Dal Vangelo di Matteo (Mt 17, 1-9)
 
Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
 
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».


 
Dagli scritti di Elisabetta Vendramini
 
[…] Considerando con stupore la bontà di Dio nel mirar me, così prodigiosamente mirata a preferenza di tante anime belle; riconoscendomi per la più sordida ed offrendomi e pregandolo a glorificarsi in me come gli piaceva, sentii di nuovo: “Tu sei la mia figlia diletta nella quale ho posto le mie compiacenze.” Sempre più tal voce mi sprofondò, mi annientò, mi scoperse la bontà del Signore e mi animò ad abbandonarmi in quelle braccia paterne, unici miei sostegni e miei soli conforti […]. Ah, io sono la più ricca, la più felice del mondo mirandomi con gli occhi dello spirito, benché sì sordida, così mi miro […]. (Da una lettera del 1823 al padre spirituale)
 
[…] Dissi al Padre eterno: “Posso io essere come Gesù la vostra figlia diletta e posso credere che in me abbiate poste le compiacenze vostre?” […] Subito mi fu risposto: “In Gesù ho poste le mie compiacenze per la pienezza della mia grazia, in te per la mia misericordia”. (Dal diario)

 
(Adorazione silenziosa)
 

Per la riflessione… (in corsivo, dagli scritti di Elisabetta):
 
“E fu trasfigurato davanti a loro”: l’episodio segna un momento decisivo nel ministero di Gesù. È evento di rivelazione che consolida la fede nel cuore dei discepoli, li prepara al dramma della Croce ed anticipa la gloria della risurrezione. È una illuminazione interiore di Gesù tanto forte che “trasforma” il suo stesso corpo in sole e luce. È importante anche per i discepoli averlo visto: quando sarà risorto, capiranno che il Risorto è lo stesso Gesù che fu crocifisso.
 
«…dirimpetto a quel Sole, esso mi scopre tutti i mali miei.
Nel tempo stesso che li piango, egli gli adorna con i suoi raggi
fino a farli comparire altrettanti soli.
No, che non può il mio Dio vedere sprofondata nel suo niente
la fattura delle sue mani, che amorosamente la solleva fino a lui».

 
“Signore, è bello per noi essere qui!”: primo compito della vita consacrata è di rendere visibili le meraviglie che Dio opera nella fragile umanità delle persone chiamate. Esse testimoniano tali prodigi di grazia con il linguaggio di un'esistenza trasfigurata, capace di sorprendere il mondo.
 
«Amore, sì, amore mi possieda, mi faccia operare,
mi getti come vento per il mondo tutto, anime salvare io bramo.
Amore mi dia vita e morte ancora».

 
“Ed ecco una voce dalla nube”: la nube luminosa richiama Dio stesso che guidò Israele nel deserto. La vocazione cristiana è un’iniziativa tutta del Padre: l'esperienza dell’amore gratuito di Dio è a tal punto intima e forte che la persona avverte di dover rispondere con la dedizione incondizionata della sua vita, consacrando tutto, presente e futuro, nelle sue mani.
 
«L’amore del Padre mi trasporta…
Il Verbo mi rapisce…
Lo Spirito mi sorprende».

 
“Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!”: nella vita consacrata è chiesto di vivere il desiderio di totale conformazione a Cristo. A noi, il Padre dice di ascoltarlo, perché, ascoltando lui, diventiamo come lui, figli. La trasfigurazione comincia quando, invece di pensare e ascoltare noi stessi, ascoltiamo lui e pensiamo a lui.
 
«Figlie mie, alta è la nostra origine, perché veniamo da Dio,
ed alto è pure il nostro fine perché a Dio andiamo».

 
“I discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore”: il fascino del volto trasfigurato di Cristo non impedisce che essi si sentano sgomenti di fronte alla Maestà divina che li sovrasta. Sempre, quando l'uomo avverte la gloria di Dio, tocca con mano anche la sua piccolezza e ne trae un senso di spavento. Ricorda all'uomo la divina perfezione, e al tempo stesso lo incalza con un appello pressante alla “santità”. La chiamata alla santità è accolta e può essere coltivata solo nel silenzio dell'adorazione davanti all'infinita trascendenza di Dio.
 
«Beate miserie che a Dio mi portano!
Oh povertà ricchissima,
che non può coprirla che un Dio! ».

 
“Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete»”: questo incoraggiamento del Maestro vale in modo speciale ogni qualvolta si scende dal “monte” per imboccare la strada che dal Tabor porta al Calvario. Non si può contemplare il volto trasfigurato al Tabor e il volto sfigurato al Golgota separatamente; vanno colti insieme, l’uno alla luce dell’altro. Qui l’umanità di Gesù rivela la sua divinità, là la divinità mostra la sua umanità. La vita consacrata contribuisce a tener viva nella Chiesa la coscienza che la Croce è la sovrabbondanza dell'amore di Dio che trabocca su questo mondo, è il grande segno della presenza salvifica di Cristo.
 
«Ma un’anima, che tutta vuol essere di Dio, che cosa non sa abbracciare?
Tutto, al certo, basta che lo conosca voluto da Dio».
«Signore, se voi siete che ciò volete,
datemi la forza per obbedirvi»


 
Preghiera di Elisabetta
 
Amore Eterno,
accoglimi e donami di amarti come desideri.
Tienimi ben stretta nelle tue paterne braccia
in cui per sempre io mi abbandono.
Braccia divine, ripiene di quanto mai
può desiderare un’anima da te e per te creata,
non lasciatemi mai.
Siate sempre, finché vivo,
il luogo del mio riposo in qualsiasi stato,
penoso e doloroso,
chiaro o tenebroso,
in cui possa trovarmi.
Amore eterno,
esaudisci chi vuole te solo nel tempo e nell’eternità!



Canto: Signore, tu mi scruti e conosci

O Signore, tu mi scruti e mi conosci,
e mi segui in ogni istante, giorno e notte,
tu che penetri i pensieri di ogni uomo,
tu che illumini, o Dio, le mie vie.
 
O Signore, tu mi vegli nel riposo,
mi accompagni nel cammino dei miei giorni,
sei di casa negli abissi del mio cuore,
Si è posata su di me la tua mano.
 
Se volassi sulle ali dell’aurora
oltre il mare, ai confini della terra,
come un lampo splenderebbe la tua luce:
ogni notte è per te come il giorno.
 
Hai tracciato, o Signore, il mio cammino,
sei presente nelle età della mia vita.
Io affido ogni passo alle tue mani,
perché trovo solo in te la mia pace.


Canone tra le invocazioni:
 
Christe Domine Jesu,
o Christe Domine Jesu.


Canto finale: E sono solo un uomo
 
Io lo so Signore che vengo da lontano
prima nel pensiero e poi nella tua mano
io mi rendo conto che tu sei la mia vita
e non mi sembra vero di pregarti così.
 
Padre di ogni uomo e non ti ho visto mai
Spirito di Vita e nacqui da una donna
figlio mio fratello e sono solo un uomo
eppure io capisco che tu sei verità.
 
E imparerò a guardare tutto il mondo
con gli occhi trasparenti di un bambino
e insegnerò a chiamarti Padre Nostro
ad ogni figlio che diventa uomo. (x2)
 
Io lo so Signore che tu mi sei vicino
luce alla mia mente guida al mio cammino
mano che sorregge sguardo che perdona
e non mi sembra vero che u esista così.
 
Dove nasce amore Tu sei la sorgente
dove c’è una croce Tu sei la speranza
dove il tempo ha fine Tu sei vita eterna
e so che posso sempre contare su di Te.
 
E accoglierò la vita come un dono
e avrò il coraggio di morire anch’io
e incontro a te verrò col mio fratello
che non si sente amato da nessuno. (x2)


 




IN PREGHIERA PER LA PACE                                                         Gennaio 2015

Beati gli operatori di pace (Mt 5,9)                        


Saluto del presidente
 
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
 
Fratelli e sorelle, questa sera vogliamo pregare insieme davanti a Gesù Eucaristico per la pace: chiediamo che sia prima di tutto un valore che viviamo dentro di noi e tra noi, come ci dice S. Francesco: “La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori. Tutti siano attirati alla pace, alla bontà e alla concordia dalla vostra mitezza” - e che Dio conceda la pace a ogni persona sulla faccia della Terra.
 
In questi mesi, ripetutamente, ci sono state offerte immagini di guerra e di distruzione in varie parti del mondo. Sono angosciosi venti di guerra che continuano a scuotere l’umanità intera come un uragano che agita una foresta, arrecando ovunque distruzione e morte; il rumore delle armi è ancora forte e assordante, e tenta ogni giorno di spegnere la speranza nel cuore dell’uomo.

Eppure noi vogliamo credere nella pace, vogliamo essere persone di pace, della convivenza pacifica con i lontani e i vicini di ogni paese e continente. Con la pace vogliamo chiedere al Signore anche il dono della giustizia e della condivisione.
 
Questa sera ci accompagnerà una persona che ha dedicato la sua vita per la pace nel suo paese: SHAHBAZ BHATTI. Nato nel 1968 da una famiglia cattolica, uomo di profonda fede, di lungimirante sapienza e di tenace carità, attento ai poveri, agli oppressi e ai bisognosi, tessitore instancabile di dialogo interreligioso, ha dedicato la sua vita affinché fosse garantita la libertà a tutte le minoranze religiose nel suo Paese. E` stato ministro per le Minoranze Religiose del Pakistan dal 2008 al 2 marzo 2011, quando è stato ucciso da un commando di terroristi talebani.
 

Canto iniziale: Davanti al Re.
 
Davanti al Re, c'inchiniamo insiem
per adorarlo con tutto il cuor.
Verso di lui eleviamo insiem canti di gloria
al nostro Re dei Re!


Dal Vangelo di Matteo (Mt 5,1-12)

Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

 
TESTAMENTO DI SHAHBAZ BHATTI
 
Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre,casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia. Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa.
 
Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo 13 anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico. Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è cosi forte in me che mi considererei privilegiato qualora – in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan – Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese.
 
Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.

Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù, ed io potrò guardarLo senza provare vergogna.

 
Per entrare nel testo biblico...
 
Matteo conferisce alle beatitudini un carattere universale e atemporale, che trascende la situazione storica in cui furono pronunciate. Le prime tre rappresentano un’espressione sintetica dell’annuncio centrale del vangelo, cioè dell’intervento di Dio nella storia per soccorrere i poveri, i bisognosi. Ad essi appartiene il regno dei cieli. Il Figlio di Dio si inserisce nel cuore della storia umana per portare la felicità ai poveri e ai perseguitati a causa del Suo nome. Essi godono della speciale protezione di Dio e possono fondare le loro attese di salvezza nel possesso del regno, loro destinato.
 
v. 9 “Beati gli operatori di pace...” La settima beatitudine assicura la benevo-lenza divina a coloro che operano la pace. La beatitudine non si riferisce alle persone miti, pazienti, pacifiche, ma a quelle che promuovono attivamente la concordia, la riconciliazione. La pace biblica, shalom, è considerata un dono di Dio, atteso nella Sua pienezza alla venuta del Messia. L’uomo nuovo, rigenerato dalla pace portata da Cristo, diventa a titolo speciale “figlio di Dio”, erede d’ogni benedizione. Il discepolo di Gesù può irradiare nel mondo rinnovato dalla sua opera la sovranità di Dio, collaborando per l’eliminazione dell’egoismo, delle inimicizie.
 

Spunti per la riflessione:
 
- Pregare per la pace significa aprire il cuore umano all'irruzione della potenza rinnovatrice di Dio. Dio, con la forza vivificante della sua grazia, può creare aperture per la pace là dove sembra che vi siano soltanto ostacoli e chiusure. Sono capace di lasciare che Dio apra il mio cuore?

- Pregare per la pace significa pregare per la giustizia, per un adeguato ordinamento all'interno delle Nazioni e nelle relazioni fra di loro. Vuol dire anche pregare per la libertà, specialmente per la libertà religiosa, che è un diritto fondamentale umano e civile di ogni individuo. Sono disponibile a lavorare per la giustizie e la pace? Non volendo altro, non cercando i miei interessi ma come dice Bhatti: “Voglio solo un posto ai piedi di Gesù”?

- Credo che vale la pena impegnarsi per la pace? C’è la pace dentro di me? Sono fiducioso di essere strumento per la pace? Oppure ho perso ogni speranza di pace?

 
Preghiera per la pace del Beato Paolo VI:
 
Signore Dio di pace,
che hai creato gli uomini,
oggetto della tua benevolenza,
per essere i familiari della tua gloria,
noi ti benediciamo e ti rendiamo grazie:
perché ci hai inviato Gesù, tuo Figlio amatissimo,
hai fatto di Lui nel mistero della sua Pasqua
l’artefice di ogni salvezza,
la sorgente di ogni pace,
il legame di ogni fraternità.
 
Noi ti rendiamo grazie
per i desideri, gli sforzi,
le realizzazioni che il tuo Spirito di pace
ha suscitato nel nostro tempo,
per sostituire l’odio con l’amore,
la diffidenza con la comprensione,
l’indifferenza con la solidarietà.
 
Apri ancor più i nostri spiriti ed i nostri cuori
alla esigenza concreta dell’amore
di tutti i nostri fratelli;
affinché possiamo essere sempre più
dei costruttori di pace.
 
Ricordati, Padre di misericordia,
di tutti quelli che sono in pena,
soffrono e muoiono,
nel generare un mondo più fraterno.
 
Che per gli uomini di ogni razza e di ogni lingua
venga il tuo regno di Giustizia,
di Pace e di Amore.
 
E che la terra sia ripiena della tua Gloria! Amen.


 
Canto di adorazione: Chi ci separerà
 
Chi ci separerà dal suo amore,
la tribolazione, forse la spada?
Né morte o vita ci separerà
dall'amore in Cristo Signore.
 
Chi ci separerà dalla sua pace,
la persecuzione, forse il dolore?
Nessun potere ci separerà
da Colui che è morto per noi.
 
Chi ci separerà dalla sua gioia,
chi potrà strapparci il suo perdono?
nessuno al mondo ci allontanerà
dalla vita in Cristo Signore.
 

Canone tra le invocazioni:
 
Misericordias Domini in aeternum cantabo.
 


Canto finale: Signore, fa’ di me

 
Rit. Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace, del tuo amore.
       Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace, del tuo amore.
 
Dove c’è l’odio, ch’io porti l’amore,
dov’è l’offesa, ch’io porti il perdono.     Rit.
 
Dov’è tristezza, ch’io porti la gioia,
dov’è l’errore, ch’io porti la verità.         Rit.
 
Dov’è discordia, ch’io porti l’unione,
dove c’è dubbio, ch’io porti la fede.      Rit.







IN PREGHIERA PER LA VITA                                                               dicembre 2014
   


SIAMO NATI E NON MORIREMO MAI PIU
 

Saluto del presidente e introduzione
 
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
 
Fratelli e sorelle, ci fermiamo in adorazione davanti a Cristo, il datore e Signore della Vita, per chiedergli il dono di riconoscere, rispettare, amare e accompagnare cristianamente ogni vita umana, dal suo inizio alla fine, senza eccezioni, senza paure e senza compromessi per nulla degni dell’uomo.
 
Ci lasciamo condurre da Chiara Corbella, nata in cielo il 13 giugno 2012, a 28 anni, accompagnata nella sua Passione per la vita, in Cristo, dal marito Enrico Petrillo. Ella, come Maria e affidandosi tutta a Lei nel suo percorso di moglie e mamma, unita a Gesù, ha saputo rispondere nella fede all’appello di Dio Padre, che le chiedeva di amare donando tutta se stessa al Suo progetto misterioso di amore per la vita, progetto che supera ogni pensiero e via umana, ma che solo conduce alla vera vita: la vita eterna in Lui.
Chiara ed Enrico hanno accolto, amato e accompagnato alla vita in cielo due figli con gravi e non comuni anomalie fisiche, sopravvissuti in terra poco più di mezz’ora al parto; e per garantire la salute e la vita al terzo figlio, Chiara senza indugio ha infine rinunciato ad ogni cura adeguata per un aggressivo e raro tumore concomitante alla gravidanza dell’ ultimogenito, Francesco.


Canto d'inizio: Vieni, Signore
 
Vieni, Signore, luce del mondo: vieni, Signore Gesù!
Vieni, amico e consolatore: vieni, Signore Gesù!
 
Rit. Vieni, Signore, fonte di vita,
luce alle menti, dolcezza dei cuori.
 
Vieni, Signore, tesoro senza nome: vieni, Signore Gesù!
Vieni, mistero nascosto nei secoli: vieni, Signore Gesù!    Rit.
 
Vieni, Signore, gioia eterna: vieni, Signore Gesù!
Vieni, dolcezza e gaudio senza fine: vieni, Signore Gesù!  Rit.


Dal Vangelo di Luca (Lc 1, 26-38)
 
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
 
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
 
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 
Entriamo nel testo biblico, come in uno specchio, e poi riflettiamo, con un brano e alcuni spunti tratti da Siamo nati e non moriremo mai più, biografia ufficiale di Chiara Corbella
 
Quella notte Chiara non riesce a dormire. È un momento faticoso. Si chiede per-ché Dio abbia permesso questo nella sua vita e in quella di Enrico: loro hanno sempre cercato la sua volontà. (…) Si rimprovera di essere stata poco attenta, di essersi trascurata. Si incolpa di ciò che è successo. (…) ”Perché mi chiedi di essere io a dirglielo?” dice a Dio. Chiara soffre per sua figlia, ma ha già preso una decisione, sa cosa fare. “Il fatto di portare avanti la gravidanza per me era chiaro, però ancora non avevo la certezza che mio marito la pensasse così…”.
 
Finalmente, grida a Dio. In quel momento difficile, Chiara si imbatte in un’immagine della Vergine Maria. Tutto cambia. Nel suo cuore scende la pace. “Da condannata ad un destino senza speranza” scrive, “sono diventata ricolma di gioia nel vedere come il Signore vedeva questa sofferenza”. Cosa è successo?
 
A spaventare Chiara è il fatto che lei ed Enrico sono sposati da pochi mesi e non sa come lui possa reagire alla notizia che sua figlia non sta bene e morirà dopo la nascita. Ha paura di scoprire cosa Enrico abbia nel cuore, teme che possa smettere di amarla. Pensa: “Questa croce la porterà anche mio marito o dovrò portarla da sola? Mi capirà o…?”.
 
Guardando quell’immagine, rimane folgorata. Si riconosce nella Vergine Maria, nella sua situazione: una gravidanza speciale, un figlio che sarebbe morto sotto i suoi occhi e il peso dell’annuncio a Giuseppe, che non sa ancora nulla. A entrambe, a lei e a Maria, Dio aveva chiesto la stessa cosa. Entrambe temono di essere ripudiate. Chiara riflette. A poco a poco l’orizzonte si trasforma. “Non potevo pretendere di capire tutto e subito; il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere”.


Adorazione silenziosa

 
- “Ecco, il Signore ci ha risposto” scrive Chiara “ci ha consegnato un compito davvero nobile: prenderci cura di una creatura meravigliosa, che molti hanno scartato, odiato e dimenticato nel cestino di qualche ospedale”.
 
Chiamato/a a collaborare con Dio, riconosco il compito per la vita che Lui mi ha affidato come genitore, educatore, sorella/fratello, amica/o…
 
- Gesù le insegna in che modo entrare in relazione con Lui: deve semplicemente fidarsi, farsi guidare come Maria, imparare a considerare Dio come una persona, non come qualcuno al suo servizio. Per Chiara accogliere Maria Grazia Letizia è apprendere la vera umiltà. Nostra figlia ci ha fatto aprire il cuore” racconta Enrico. “Apri la porta ed entra la Grazia, l’amore vero, il senso della vita, l’eternità. Lei ha fatto questo”.
 
Dio solo trasforma il nostro sì ad una vita che sembra inutile, difficile o ingombrante, in vita eterna e fonte di gioia già qui in terra! So affidarmi ed aprire il cuore alla Grazia, pur nel dolore, per il primato della vita?
 
- “Non preoccuparti. È nostra figlia: la accompagneremo fin dove possiamo”. Anche Enrico non pensa neanche per un attimo a rifiutare questo dono. Per Chiara (…) è “il primo miracolo”.
 
Quando diciamo sì alla vita tocchiamo il miracolo dell’amore, che di nuovo ci viene incontro, rinsalda e genera nuovo amore fra marito e moglie, fra parenti, fra amici. Credo e vivo la forza vitale e rigenerante dell’amore? Vedo la mia vita e ogni scintilla di vita come dono di Dio? O tratto la vita con superficialità? So accoglierla nella verità di me stesso, nei piccoli gesti di altruismo quotidiano verso chi è “vita” di fronte e accanto a me?
 
- Enrico:“Senza Dio, tutto diventa un caso”, ma con Dio puoi vedere la sofferenza come un invito a ballare, e se “inizi a ballare, ti accorgi che sì, la sofferenza c’è ma c’è anche tanta gioia, tanta pace”. Chiara: “Il Signore mette la verità dentro di noi e non c’è possibilità di fraintenderla”.

Nella prova e sofferenza credo Dio Padre come Dio-con-noi, Dio della Vita che ci è vicino e, nella fede, ci invita ad una danza nel suo mistero d’amore?
 
- Come la Vergine che, nelle parole di Chiara, ha accolto come dono “un figlio che non era per lei, che sarebbe morto e che lei avrebbe dovuto vedere morire sotto la croce”, Chiara ed Enrico stavano dicendo sì ad una missione che sarebbe andata ben oltre loro stessi.
 
Nella prova il Signore ci chiede di andare “oltre noi stessi”, oltre quelli che crediamo i nostri limiti personali. Guardo a Maria sin d’ora come esempio e mamma celeste cui affidarmi nei momenti umanamente duri, ”impossibili”?


PREGHIERA – Dalle parole amorose di Chiara ed Enrico per i loro figli
 
A Maria Grazia Letizia: Che ti amiamo so che lo sai, ma forse non sai che sei nata per l’eternità… Chi ti ha desiderato è anche nostro Padre… la vita è meravigliosa per questo anche noi ti abbiamo cercato… a noi importa quello che sarai, qui ogni cosa non serve veramente, possiamo fare a meno di tutto, il necessario è conoscere il Padre, è prepararsi per questo incontro, e tu sei nata pronta, fino a dove potevamo ti abbiamo accompagnato, ora conoscerai il Padre.
 
A Davide Giovanni: È stato bello accompagnarti anche se a volte ci è sembrato che fossi tu ad averci portato un po’ sulla tua strada. Ci hai parlato di Lui e del Suo amore di Madre, del chicco di grano e dell’amore racchiuso che hai. Ci hai insegnato che l’amore non crea nulla di imperfetto, tu sei un prodigio unico, irripetibile e meraviglioso. Quanto amore ci hai dato!
 
A Francesco per il suo primo compleanno: Sei stato un dono grande nella nostra vita perché ci hai aiutato a guardare oltre i nostri limiti umani… Lo scopo della nostra vita è amare ed essere sempre pronti ad imparare ad amare gli altri come solo Dio può insegnarti…qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna. Se starai amando veramente te ne accorgerai dal fatto che nulla ti appartiene veramente perché tutto è un dono… Non scoraggiarti mai, figlio mio, Dio non ti toglie mai nulla, se toglie è solo perché vuole donarti tanto di più.

 
CANTO DI ADORAZIONE:

Ave, piena di garzia
 
Ave, piena di grazia, Madre del Salvatore,
umile prediletta, Dio è con te.
Arca dell’Alleanza, porti in te il Signore,
Lui ti ha guardata, Vergine Maria.
 
Figlia delle promesse, madre del tuo Messia,
oggi la profezia si è compiuta in te.
Viene dal tuo grembo, Vergine Immacolata,
tutta la speranza per l’umanità.
 
Tu hai generato, Madre, nel tuo silenzio,
Cristo, la Parola che ci salverà.
Tu sei la nostra Madre, tu sei la nostra guida:
prega per i tuoi figli, Vergine Maria. Vergine Maria.


CANONE TRA LE INVOCAZIONI: Niente ti turbi

Niente ti turbi, niente ti spaventi,
chi ha Dio niente gli manca.
Niente ti turbi, niente ti spaventi,
solo Dio basta
 

CANTO FINALE: Magnificat (canone)

Magnificat, magnificat,
magnificat anima mea, Dominum.
Magnificat, magnificat,
magnificat anima mea.
 

Per conoscere la vicenda di Chiara ed Enrico
 
- “Siamo nati e non moriremo mai più - Storia di Chiara Corbella Petrillo”
  S. Troisi e C. Paccini, Ed. Porziuncola, 2013
 
- www.chiaracorbellapetrillo.it


 



IN PREGHIERA CON I SOFFERENTI                                  novembre 2014


LE MIE LACRIME NELL’OTRE TUO RACCOGLI (Sal 56)

 
Saluto del presidente e introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Sorelle e fratelli, pregare per chi è nella sofferenza significa affacciarsi sul mistero del Male che segna l’esistenza terrena di ogni uomo.

Il dolore, specie se innocente, può far vacillare la nostra fede nell’Onnipotente Bontà di Dio, nel suo essere per noi Padre. La morte, la violenza, l’ingiustizia, la malattia, le divisioni, le umiliazioni, i fallimenti possono lacerare il nostro cuore in tanti perché muti ed ostinati che ci allontanano da Dio anziché avvicinarci. Sì, il male può tutto ciò, ma è il Bene ad avere l’ultima, definitiva parola: Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, crocifisso, morto e risorto, glorioso Signore della Vita e della Storia.

Da Cristo in poi, nessuno può dire che l’uomo è abbandonato alla sofferenza, perché in Gesù oramai ogni lacrima umana, innocente o colpevole, è divenuta Croce di redenzione. Dunque mistero del dolore, ma, soprattutto, mistero della Croce, albero senza rami, che in tutto porta frutto, albero del nuovo Eden in cui il Padre ci chiama per l’eternità! Chiediamo, dunque, vita, salute, guarigione, prosperità, ogni bene al nostro Papà, perché il bene va sempre chiesto, e restiamo fermi nella certezza della Provvidenza di Dio, che dal male più infamante, ossia la crocifissione dell’Unico Giusto, ha saputo trarre il bene supremo: la Risurrezione di Cristo e di noi con Lui.
 
Fra i tanti santi che sono saputi entrare nel mistero della croce, ed ivi trovare pienezza di vita, vogliamo guardare a santa Bernadette Soubirous (1844- 1879), di cui il Martirologio Romano dice: “Nata a Lourdes da famiglia poverissima, ancora fanciulla sperimentò la presenza della beata Maria Vergine Immacolata e, in seguito, preso l’abito religioso, condusse una vita di umiltà e nascondimento”.

Non vivrò un solo istante senza amare”, questo il suo semplice programma, mantenuto pur quando asma, tubercolosi e tumore osseo la “macinavano come un chicco di grano”


Canto di inizio: Custodiscimi
 

1.Ho detto a Dio senza di te 
alcun bene non ho, custodiscimi. 
Magnifica è la mia eredità,
benedetto sei tu sempre sei con me.

2. Ti pongo sempre innanzi a me,
al sicuro sarò, mai vacillerò. 
Via, verità e vita sei, 
mio Dio credo che tu mi guiderai. 

Rit. Custodiscimi, mia forza sei tu,
custodiscimi mia gioia Gesù!
Custodiscimi, mia forza sei tu,
custodiscimi mia gioia Gesù!



Dal Vangelo di Giovanni (Gv 12, 20-33)

20Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. 21Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 22Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. 23Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. 24In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. 26Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. 27Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! 28Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

29La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». 30Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». 33Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

 
Testamento spirituale (attribuito a) Santa Bernardette

Per l’indigenza di mamma e papà per la rovina del mulino, per il vino della stanchezza, per le pecore rognose: grazie, mio Dio! Bocca di troppo da sfamare che ero; per i bambini accuditi, per le pecore custodite, grazie! Grazie, o mio Dio, per il Procuratore, per il Commissario, per i Gendarmi, per le dure parole di Peyremale.

Per i giorni in cui siete venuta, Vergine Maria, per quelli in cui non siete venuta, non vi saprò rendere grazie altro che in Paradiso. Ma per lo schiaffo ricevuto, per le beffe, per gli oltraggi, per coloro che mi hanno presa per pazza, per coloro che mi hanno presa per bugiarda, per coloro che mi hanno presa per interessata. GRAZIE, MADONNA !

Per l’ortografia che non ho mai saputa, per la memoria che non ho mai avuta, per la mia ignoranza e per la mia stupidità, grazie! Grazie, grazie, perché se ci fosse stata sulla terra una bambina più stupida di me, avreste scelto quella! Per la mia madre morta lontano, per la pena che ebbi quando mio padre, invece di tendere le braccia alla sua piccola Bernadette, mi chiamò Suor Maria Bernarda: grazie, Gesù! Grazie per aver abbeverato di amarezza questo cuore troppo tenero che mi avete dato. Per Madre Giuseppina che mi ha proclamata: "Buona a nulla". GRAZIE!

Per i sarcasmi della madre Maestra, la sua voce dura, le sue ingiustizie, le sue ironie, e per il pane della umiliazione, grazie! Grazie per essere stata quella cui la Madre Teresa poteva dire :"Non me ne combinate mai abbastanza". Grazie per essere stata quella privilegiata dai rimproveri, di cui le mie sorelle dicevano: "Che fortuna non essere come Bernadette!”. Grazie di essere stata Bernadette, minacciata di prigione perché vi avevo vista, Vergine Santa ! Guardata dalla gente come bestia rara; quella Bernadette così meschina che a vederla si diceva:"Non è che questa?!". Per questo corpo miserando che mi avete dato, per questa malattia di fuoco e di fumo, per le mie carni in putrefazione, per le mie ossa cariate, per i miei sudori, per la mia febbre, per i miei dolori sordi e acuti, GRAZIE MIO DIO!

Per quest’anima che mi avete data, per il deserto della aridità interiore, per la vostra notte e per i vostri baleni, per i vostri silenzi e i vostri fulmini; per tutto, per Voi assente e presente, grazie! Grazie, o Gesù!



Per entrare nel testo biblico…

·     La scena narrata nel brano proposto si svolge cinque giorni prima della Pasqua (Gv 12,1) e, quindi, cinque giorni prima dell’arresto di Gesù: dopo la risurrezione dell’amico Lazzaro e la cena in Betania, presso Marta e Maria, Gesù procede deciso verso Gerusalemme ove viene accolto trionfalmente, osannato quale Re di Israele. Alla richiesta di tipo politico-nazionalistico delle folle, Gesù risponde presentandosi quale re messia mite ed umile, seduto su un puledro d’asina (Gv 12,14-15; Zc 9,9): Dio è l’Emmanuele, il Dio-con-noi, il Dio mite e vicino. Per l’ennesima volta, tuttavia, non viene accolto: egli non risponde alle attese umane. Il v. 29 del brano letto ripresenta il medesimo dramma: gli uomini vogliono un Messia eterno, onnipotente, non un Messia che muore e per ciò non vogliono sentire. In questo contesto, si presentano a Gesù dei greci, pagani desiderosi di “vederlo” per credere in lui. La sua parola spiazza: in un clima festante egli parla di morte, sacrificio, turbamento, angoscia ed infine gloria. Dio stesso parla, una “voce d’alto”, ma nessuno comprende, neppure i discepoli che rifiutano la sua morte.

·     “L’ora” è tema tipicamente giovanneo, è il tempo del ritorno al Padre, attraverso la morte e la risurrezione: solo adesso essa è giunta, prima “non era” (Gv 2,4; 7,20; 8,20). L’ora è nelle mani del Padre perché Dio è l’unico Signore della Storia e l’ha vinta.

·     La piccola parabola del seme parla di Gesù e di ogni uomo. La morte di Cristo è la via scelta dal Padre e dal Figlio per mostrarsi Amore indicibile (Gv 3,16) e offrire la salvezza agli uomini. La parabola dice inoltre che la morte di Cristo è la condizione unica per tutta l’umanità di rinascere e portare frutto, perché la Croce è l’unica alternativa alla morte: chi vuol seguire Cristo sa di seguirlo sul Calvario per risuscitare con Lui alla Vita eterna.

·     “Gloria” nella cultura ebraica non indica la “fama”, il “prestigio”, ma il “peso”, l’“importanza” che una persona ha in sé, per il suo spessore interiore, non per l’onore che le viene tributato dagli uomini. La “gloria di Dio”, poi, è l’irradiarsi nel mondo della sua presenza. “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”: Dio che è Amore irradia la propria gloriosa onnipotenza nella debolezza, nella sconfitta, nella sofferenze, nella morte.


Spunti di riflessione

·         Credo veramente che la mia vita è nelle mani di Dio; che le mie sofferenze, così come le sofferenze di ogni uomo dall’inizio del mondo alla sua fine, sono state portate da Cristo nella passione e nella risurrezione?

·         Credo che ciò che mi accade sarà sempre per il Bene, perché solo Dio è il Signore della Storia e il Maligno nulla può, sebbene infierisca violentemente?

·         Credo davvero che l’unica Via per la Vita sia la morte del seme, la croce, che in Cristo, per Cristo e con Cristo è Pasqua, passaggio e senso di tutto? Mi sforzo di riconoscere i frutti di Pienezza che Dio trae dalle sofferenze che cerco di portare nel suo nome?

·         Penso che i tanti piccoli di Dio, bambini, deboli, inermi, affamati, assetati, venduti, comprati regnano con Dio e vedono i frutti splendidi di Bene, Vita, Amore, Gioia che il Signore ha tratto da ogni loro gemito? Penso mai alla sofferenza con fede, nella certezza che davvero chi più ha sofferto in questa vita più sta partecipando, ora, adesso e per l’eternità, alla Pienezza di gioia che è Dio? Quale gaudio sarà vedere Dio faccia a faccia e in Lui conoscere i figli innumerevoli degli innumerevoli bimbi abortiti, violati, uccisi da atroci malattie? In Lui conoscere dai frutti le sofferenze portate da ogni fratello…


La preghiera del “perché”

“Perché succedono queste cose? Non si può spiegare. Ci sono tante cose che noi non possiamo capire. Quando i bambini incominciano a crescere non capiscono le cose e incominciano a fare domande al papà o alla mamma: “Papà, perché? Perché? Perché?”. Gli psicologi la chiamano “l’età del perché”, “l’età dei perché”. Perché il bambino non capisce… Ma se noi stiamo attenti vedremo che il bambino non aspetta la risposta del suo papà o della sua mamma: un altro perché e un altro perché… Il bambino ha bisogno, in quell’insicurezza, che il suo papà e la sua mamma lo guardino. Ha bisogno degli occhi dei suoi genitori, ha bisogno del cuore dei suoi genitori. In questi momenti di tanta sofferenza non stancatevi di dire: “Perché?”. Come i bambini… E così attirerete gli occhi del nostro Padre sul vostro popolo; attirerete la tenerezza del papà del cielo su di voi. Come fa il bambino quando chiede: “Perché? Perché?”. In questi momenti di dolore, questa forza sia la preghiera più utile: la preghiera del perché. Ma senza chiedere spiegazione, soltanto chiedere che il nostro Padre ci guardi. Anche io vi accompagno, con questa preghiera del perché”.

(Papa Francesco alla Comunità filippina, dopo il disastroso passaggio del ciclone Yolanda, nel novembre 2013)


CANTO DI ADORAZIONE: Nostra gloria è la croce

Nostra gloria è la croce di Cristo,
in lei la vittoria;
il Signore è la nostra salvezza,
la vita, la risurrezione.
1. Non c’è amore più grande
di chi dona la sua vita.
O Croce tu doni la vita
e splendi di gloria immortale
2. Tu insegni ogni sapienza
e confondi ogni stoltezza;
in te contempliamo l’amore,
da te riceviamo la vita.















CANONE TRA LE INTENZIONI: Cristo Gesù
 
Cristo Gesù, mia luce interiore,/non lasciar le mie tenebre parlar.//Cristo Gesù, mia luce interiore,/donami di accogliere il tuo amor.
 

CANTO FINALE: Madre sul Golgota
 

Albero di vita, croce del Signore,
trono da cui Dio regna,
sei l’unica nostra salvezza.
 
Rit.
O Vergine Maria, sul Golgota sei madre:
confortaci nel viaggio, illumina il cammino;
e quando sarà l’ora udremo la tua voce:
“Venite, tutto è pronto, ormai non c’è che festa”.

 
E disse il Signore: “Tutto è compiuto”.
Chinato il capo effuse lo spirito.
Il fianco è squarciato, nasce la Chiesa;
la roccia è colpita, l’acqua zampilla.

Rit.
 
 




IN PREGHIERA PER LA FAMIGLIA                              ottobre 2014

 
Introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Sorelle e fratelli, per aiutarci ad essere membra vive del Corpo di Cristo, in unione e a sostegno del Sinodo dei vescovi di questi giorni, pregheremo oggi per la famiglia. Essa, nel disegno amorevole del Padre, è lo specchio terreno della vita trinitaria, la depositaria privilegiata della “missione di custodire, rivelare, e comunicare l’amore” di Dio per l’Umanità, di Cristo per la Chiesa sua sposa. (san Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio).

Ci accompagnerà la figura di Santa Brigida, nata in Svezia nel 1303 e morta a Roma nel 1373, compatrona d’Europa e grande mistica medievale, nonché terziaria francescana con il marito, e fondatrice, poi, dell’Ordine del Ss.mo Salvatore (le cosidette Brigidine). Di nobile casato, Santa Brigida costruì tutta la propria vita sulla roccia che è Dio: come moglie innamorata; come madre di otto figli, di cui una, Caterina, venerata come santa, e pure quando, rimasta vedova a 38 anni, scelse di consacrarsi totalmente a Dio, facendo dell’umanità intera la sua famiglia. Ancorata alla certezza della fedeltà del Signore, ella trasformò la sua famiglia in una piccola Chiesa domestica che irradiava carità: si testimonia che Brigida, aiutata da alcuni dei suoi figli, profuse tutte le sue ricchezze nel soccorso dei bisognosi, tanto da dover lei stessa chiedere l’elemosina dinnanzi alle chiese romane, confusa tra i mendicanti. Non solo. Da brava donna di famiglia che deve saper reggere la propria casa, trovò il coraggio di richiamare energicamente regnanti, governati e lo stesso papa ai loro doveri di guide e custodi della grande famiglia, la società, riferendo loro le infuocate parole che nelle visioni le rivolgeva Cristo.

 
Canto iniziale: La vera vite

Io son la vite, voi siete i tralci: restate in me, porterete frutto.
 
1.         Come il Padre ha amato me
così io ho amato voi,
restate nel mio amore
perché la gioia sia piena.
 
2.         Voi come tralci innestati in me
vivete tutti nell’unità:
unica in voi è la vita,
unico in voi è l’amore.
 
3.         Il tralcio buono che porterà
frutti d’amore vivendo in me.
Il Padre mio lo poterà
perché migliore sia il frutto.
 
 

La Parola di Dio: Salmo 127 (126)

Canto delle salite. Di Salomone.

1     Se il Signore non costruisce la casa,
      invano si affaticano i costruttori.
      Se il Signore non vigila sulla città,
      invano veglia la sentinella.
2     Invano vi alzate di buon mattino
      e tardi andate a riposare,
      voi che mangiate un pane di fatica:
      al suo prediletto egli lo darà nel sonno.
3     Ecco, eredità del Signore sono i figli,
      è sua ricompensa il frutto del grembo.
4     Come frecce in mano a un guerriero
      sono i figli avuti in giovinezza.
5     Beato l’uomo che ne ha piena la faretra:
      non dovrà vergognarsi quando verrà alla porta
      a trattare con i propri nemici.

 Per entrare nel testo biblico…

- Il salmo 127 rientra nel quinto libro del Salterio e fa parte della raccolta dei “canti graduali” o “delle ascensioni”, che venivano pregati dai pellegrini mentre salivano verso Gerusalemme. Probabilmente composto nel IV sec. a.C., periodo segnato da dure prove e vessazioni dai dominatori stranieri,  questo insieme di salmi colpisce per la forte speranza nutrita nell’azione divina e la fiducia nel futuro, sempre guidato da Dio.
 
- v. 5 “alla porta”: le vertenze giudiziarie si tenevano alle porte della città. Il versetto si riferisce quindi a possibili cause giudiziarie.
 
- L’attività umana porta frutto solo se è accompagnata da un elemento di gratuità che essa non si può dare: la benedizione di Dio. Nel più profondo dell’uomo, Dio è la forza che gli permette di vivere in pienezza. Il salmo ci dice anche che Dio non si limita a benedire, ma partecipa al lavoro, costruisce egli stesso la casa, e ne è il custode. 




 














La parola della Chiesa: La famiglia di Nazaret
(Dalla “Familiaris consortio” di S.Giovanni Paolo II, n. 86)


“Per misterioso disegno di Dio, in essa è vissuto nascosto per lunghi anni il Figlio di Dio: essa è dunque prototipo ed esempio di tutte le famiglie cristiane. E quella Famiglia, unica al mondo, che ha trascorso un'esistenza anonima e silenziosa in un piccolo borgo della Palestina; che è stata provata dalla povertà, dalla persecuzione, dall'esilio; che ha glorificato Dio in modo incomparabilmente alto e puro, non mancherà di assistere le famiglie cristiane nella fedeltà ai loro doveri quotidiani, nel sopportare le ansie e le tribolazioni della vita, nella generosa apertura verso le necessità degli altri, nell'adempimento gioioso del piano di Dio nei loro riguardi.

Che san Giuseppe, «uomo giusto», lavoratore instancabile, custode integerrimo dei pegni a lui affidati, le custodisca, le protegga, le illumini sempre.

Che la Vergine Maria, come è Madre della Chiesa, così anche sia la Madre della «Chiesa domestica», e, grazie al suo aiuto materno, ogni famiglia cristiana possa diventare veramente una «piccola Chiesa», nella quale si rispecchi e riviva il mistero della Chiesa di Cristo. Sia Lei, l'ancella del Signore, l'esempio di accoglienza umile e generosa della volontà di Dio; sia Lei, Madre Addolorata ai piedi della Croce, a confortare le sofferenze e ad asciugare le lacrime di quanti soffrono per le difficoltà delle loro famiglie.

E Cristo Signore, Re dell'universo, Re delle famiglie, sia presente, come a Cana, in ogni focolare cristiano a donare luce, gioia, serenità, fortezza”.
 


Dalle “Rivelazioni” di santa Brigida

Coloro che per amore e timore di Dio, si uniscono in matrimonio per avere prole, questi sono il tempio spirituale nel quale io voglio abitare. Ma gli uomini oggi si uniscono per i seguenti motivi: bellezza, ricchezza, disonesta e indecente gioia che provano nell’unione, perché nella celebrazione del matrimonio vi è la riunione degli amici e il godimento smodato della gola; perché vi è la superbia delle vesti, dei cibi, degli scherzi e altre vanità[…]. Vengono nella mia chiesa concordi nel consenso, ma con l’affetto e il pensiero mi sono contrari, hanno la volontà di piacere al mondo e preferiscono ciò e non piacere a me. Se davvero il loro pensiero fosse rivolto a me, se affidassero la loro volontà nelle mie mani e si unissero nel vincolo dell’amore a me, allora io sarei terzo con loro.[…]”. (I, 20)
 

Spunti di riflessione...
 
- Cerco di riconoscere nella fatica quotidiana la silenziosa ed umile opera di Dio che mi precede, Egli, l’unico costruttore e custode del bene mio e dei miei famigliari? 
 
- Cerco di riposare in Dio, affidandogli ogni preoccupazione, amarezza, contrasto con il coniuge, con i figli, con i genitori, spesso affaticati da una vita di lotta e sudore?
 
- In famiglia cerco di costruire, sempre e comunque, un clima di fiducia (il sonno del salmo), accogliendo davvero come dono da restituire la vita, che è Cristo, di cui Dio ogni istante mi fa parte? 
 
- Credo che la fatica quotidiana della mia famiglia di lasciarsi costruire e custodire da Dio, secondo i suoi imperscrutabili progetti di bene, crea vita, gioia, fiducia, fraternità, speranza anche per gli altri?



PREGHIERA ALLA SANTA FAMIGLIA

di Papa Francesco
 
Gesù, Maria e Giuseppe
in voi contempliamo
lo splendore dell’amore vero,
a voi con fiducia ci rivolgiamo.
 
Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie
luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole di Vangelo
e piccole Chiese domestiche.
 
Santa Famiglia di Nazareth,
mai più nelle famiglie si faccia esperienza
di violenza, chiusura e divisione:
chiunque è stato ferito o scandalizzato
conosca presto consolazione e guarigione.
 
Santa Famiglia di Nazareth,
il Sinodo dei Vescovi
possa ridestare in tutti la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
la sua bellezza nel progetto di Dio.
 
Gesù, Maria e Giuseppe
Ascoltate, esaudite la nostra supplica.

 
Canto di adorazione: Tienimi vicino
 
Tienimi vicino a te, Signore, nella pace.
 
1.         Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo,
non vado in cerca di cose grandi
superiori alle mie forze.
 
2.         Io sono tranquillo e sereno
come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato
è l’anima mia.
 
3.         Speri Israele nel Signore, ora e sempre.
 
 

Per approfondire…

· Tiziano Lorenzin, I salmi, Paoline edizioni, 2000;
· M. Carolina Campone, Brigida di Svezia, Jaca Book, 2012;
· Michele G. Masciarelli, Brigida di Svezia, San Paolo Edizioni, 2009;
· E. Bianco, L. Zonta, Le tre sante patrone della nostra Europa, Elledici, 2004;
· La catechesi di papa Benedetto XVI su Santa Brigida, all’indirizzo:
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2010/ documents/hf_ben-xvi_aud_20101027_it.html

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