Preghiera di adorazione


IN PREGHIERA CON I SOFFERENTI                                  novembre 2014


LE MIE LACRIME NELL’OTRE TUO RACCOGLI (Sal 56)

 
Saluto del presidente e introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Sorelle e fratelli, pregare per chi è nella sofferenza significa affacciarsi sul mistero del Male che segna l’esistenza terrena di ogni uomo.

Il dolore, specie se innocente, può far vacillare la nostra fede nell’Onnipotente Bontà di Dio, nel suo essere per noi Padre. La morte, la violenza, l’ingiustizia, la malattia, le divisioni, le umiliazioni, i fallimenti possono lacerare il nostro cuore in tanti perché muti ed ostinati che ci allontanano da Dio anziché avvicinarci. Sì, il male può tutto ciò, ma è il Bene ad avere l’ultima, definitiva parola: Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, crocifisso, morto e risorto, glorioso Signore della Vita e della Storia.

Da Cristo in poi, nessuno può dire che l’uomo è abbandonato alla sofferenza, perché in Gesù oramai ogni lacrima umana, innocente o colpevole, è divenuta Croce di redenzione. Dunque mistero del dolore, ma, soprattutto, mistero della Croce, albero senza rami, che in tutto porta frutto, albero del nuovo Eden in cui il Padre ci chiama per l’eternità! Chiediamo, dunque, vita, salute, guarigione, prosperità, ogni bene al nostro Papà, perché il bene va sempre chiesto, e restiamo fermi nella certezza della Provvidenza di Dio, che dal male più infamante, ossia la crocifissione dell’Unico Giusto, ha saputo trarre il bene supremo: la Risurrezione di Cristo e di noi con Lui.
 
Fra i tanti santi che sono saputi entrare nel mistero della croce, ed ivi trovare pienezza di vita, vogliamo guardare a santa Bernadette Soubirous (1844- 1879), di cui il Martirologio Romano dice: “Nata a Lourdes da famiglia poverissima, ancora fanciulla sperimentò la presenza della beata Maria Vergine Immacolata e, in seguito, preso l’abito religioso, condusse una vita di umiltà e nascondimento”.

Non vivrò un solo istante senza amare”, questo il suo semplice programma, mantenuto pur quando asma, tubercolosi e tumore osseo la “macinavano come un chicco di grano”


Canto di inizio: Custodiscimi

1.Ho detto a Dio senza di te 
alcun bene non ho, custodiscimi. 
Magnifica è la mia eredità,
benedetto sei tu sempre sei con me.

2. Ti pongo sempre innanzi a me,
al sicuro sarò, mai vacillerò. 
Via, verità e vita sei, 
mio Dio credo che tu mi guiderai. 

Rit. Custodiscimi, mia forza sei tu,
custodiscimi mia gioia Gesù!
Custodiscimi, mia forza sei tu,
custodiscimi mia gioia Gesù!



Dal Vangelo di Giovanni (Gv 12, 20-33)

20Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. 21Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 22Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. 23Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. 24In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. 26Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. 27Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! 28Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

29La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». 30Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». 33Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

 
Testamento spirituale (attribuito a) Santa Bernardette

Per l’indigenza di mamma e papà per la rovina del mulino, per il vino della stanchezza, per le pecore rognose: grazie, mio Dio! Bocca di troppo da sfamare che ero; per i bambini accuditi, per le pecore custodite, grazie! Grazie, o mio Dio, per il Procuratore, per il Commissario, per i Gendarmi, per le dure parole di Peyremale.

Per i giorni in cui siete venuta, Vergine Maria, per quelli in cui non siete venuta, non vi saprò rendere grazie altro che in Paradiso. Ma per lo schiaffo ricevuto, per le beffe, per gli oltraggi, per coloro che mi hanno presa per pazza, per coloro che mi hanno presa per bugiarda, per coloro che mi hanno presa per interessata. GRAZIE, MADONNA !

Per l’ortografia che non ho mai saputa, per la memoria che non ho mai avuta, per la mia ignoranza e per la mia stupidità, grazie! Grazie, grazie, perché se ci fosse stata sulla terra una bambina più stupida di me, avreste scelto quella! Per la mia madre morta lontano, per la pena che ebbi quando mio padre, invece di tendere le braccia alla sua piccola Bernadette, mi chiamò Suor Maria Bernarda: grazie, Gesù! Grazie per aver abbeverato di amarezza questo cuore troppo tenero che mi avete dato. Per Madre Giuseppina che mi ha proclamata: "Buona a nulla". GRAZIE!

Per i sarcasmi della madre Maestra, la sua voce dura, le sue ingiustizie, le sue ironie, e per il pane della umiliazione, grazie! Grazie per essere stata quella cui la Madre Teresa poteva dire :"Non me ne combinate mai abbastanza". Grazie per essere stata quella privilegiata dai rimproveri, di cui le mie sorelle dicevano: "Che fortuna non essere come Bernadette!”. Grazie di essere stata Bernadette, minacciata di prigione perché vi avevo vista, Vergine Santa ! Guardata dalla gente come bestia rara; quella Bernadette così meschina che a vederla si diceva:"Non è che questa?!". Per questo corpo miserando che mi avete dato, per questa malattia di fuoco e di fumo, per le mie carni in putrefazione, per le mie ossa cariate, per i miei sudori, per la mia febbre, per i miei dolori sordi e acuti, GRAZIE MIO DIO!

Per quest’anima che mi avete data, per il deserto della aridità interiore, per la vostra notte e per i vostri baleni, per i vostri silenzi e i vostri fulmini; per tutto, per Voi assente e presente, grazie! Grazie, o Gesù!



Per entrare nel testo biblico…

·     La scena narrata nel brano proposto si svolge cinque giorni prima della Pasqua (Gv 12,1) e, quindi, cinque giorni prima dell’arresto di Gesù: dopo la risurrezione dell’amico Lazzaro e la cena in Betania, presso Marta e Maria, Gesù procede deciso verso Gerusalemme ove viene accolto trionfalmente, osannato quale Re di Israele. Alla richiesta di tipo politico-nazionalistico delle folle, Gesù risponde presentandosi quale re messia mite ed umile, seduto su un puledro d’asina (Gv 12,14-15; Zc 9,9): Dio è l’Emmanuele, il Dio-con-noi, il Dio mite e vicino. Per l’ennesima volta, tuttavia, non viene accolto: egli non risponde alle attese umane. Il v. 29 del brano letto ripresenta il medesimo dramma: gli uomini vogliono un Messia eterno, onnipotente, non un Messia che muore e per ciò non vogliono sentire. In questo contesto, si presentano a Gesù dei greci, pagani desiderosi di “vederlo” per credere in lui. La sua parola spiazza: in un clima festante egli parla di morte, sacrificio, turbamento, angoscia ed infine gloria. Dio stesso parla, una “voce d’alto”, ma nessuno comprende, neppure i discepoli che rifiutano la sua morte.

·     “L’ora” è tema tipicamente giovanneo, è il tempo del ritorno al Padre, attraverso la morte e la risurrezione: solo adesso essa è giunta, prima “non era” (Gv 2,4; 7,20; 8,20). L’ora è nelle mani del Padre perché Dio è l’unico Signore della Storia e l’ha vinta.

·     La piccola parabola del seme parla di Gesù e di ogni uomo. La morte di Cristo è la via scelta dal Padre e dal Figlio per mostrarsi Amore indicibile (Gv 3,16) e offrire la salvezza agli uomini. La parabola dice inoltre che la morte di Cristo è la condizione unica per tutta l’umanità di rinascere e portare frutto, perché la Croce è l’unica alternativa alla morte: chi vuol seguire Cristo sa di seguirlo sul Calvario per risuscitare con Lui alla Vita eterna.

·     “Gloria” nella cultura ebraica non indica la “fama”, il “prestigio”, ma il “peso”, l’“importanza” che una persona ha in sé, per il suo spessore interiore, non per l’onore che le viene tributato dagli uomini. La “gloria di Dio”, poi, è l’irradiarsi nel mondo della sua presenza. “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”: Dio che è Amore irradia la propria gloriosa onnipotenza nella debolezza, nella sconfitta, nella sofferenze, nella morte.


Spunti di riflessione

·         Credo veramente che la mia vita è nelle mani di Dio; che le mie sofferenze, così come le sofferenze di ogni uomo dall’inizio del mondo alla sua fine, sono state portate da Cristo nella passione e nella risurrezione?

·         Credo che ciò che mi accade sarà sempre per il Bene, perché solo Dio è il Signore della Storia e il Maligno nulla può, sebbene infierisca violentemente?

·         Credo davvero che l’unica Via per la Vita sia la morte del seme, la croce, che in Cristo, per Cristo e con Cristo è Pasqua, passaggio e senso di tutto? Mi sforzo di riconoscere i frutti di Pienezza che Dio trae dalle sofferenze che cerco di portare nel suo nome?

·         Penso che i tanti piccoli di Dio, bambini, deboli, inermi, affamati, assetati, venduti, comprati regnano con Dio e vedono i frutti splendidi di Bene, Vita, Amore, Gioia che il Signore ha tratto da ogni loro gemito? Penso mai alla sofferenza con fede, nella certezza che davvero chi più ha sofferto in questa vita più sta partecipando, ora, adesso e per l’eternità, alla Pienezza di gioia che è Dio? Quale gaudio sarà vedere Dio faccia a faccia e in Lui conoscere i figli innumerevoli degli innumerevoli bimbi abortiti, violati, uccisi da atroci malattie? In Lui conoscere dai frutti le sofferenze portate da ogni fratello…


La preghiera del “perché”

“Perché succedono queste cose? Non si può spiegare. Ci sono tante cose che noi non possiamo capire. Quando i bambini incominciano a crescere non capiscono le cose e incominciano a fare domande al papà o alla mamma: “Papà, perché? Perché? Perché?”. Gli psicologi la chiamano “l’età del perché”, “l’età dei perché”. Perché il bambino non capisce… Ma se noi stiamo attenti vedremo che il bambino non aspetta la risposta del suo papà o della sua mamma: un altro perché e un altro perché… Il bambino ha bisogno, in quell’insicurezza, che il suo papà e la sua mamma lo guardino. Ha bisogno degli occhi dei suoi genitori, ha bisogno del cuore dei suoi genitori. In questi momenti di tanta sofferenza non stancatevi di dire: “Perché?”. Come i bambini… E così attirerete gli occhi del nostro Padre sul vostro popolo; attirerete la tenerezza del papà del cielo su di voi. Come fa il bambino quando chiede: “Perché? Perché?”. In questi momenti di dolore, questa forza sia la preghiera più utile: la preghiera del perché. Ma senza chiedere spiegazione, soltanto chiedere che il nostro Padre ci guardi. Anche io vi accompagno, con questa preghiera del perché”.

(Papa Francesco alla Comunità filippina, dopo il disastroso passaggio del ciclone Yolanda, nel novembre 2013)


CANTO DI ADORAZIONE: Nostra gloria è la croce

Nostra gloria è la croce di Cristo,
in lei la vittoria;
il Signore è la nostra salvezza,
la vita, la risurrezione.
1. Non c’è amore più grande
di chi dona la sua vita.
O Croce tu doni la vita
e splendi di gloria immortale
2. Tu insegni ogni sapienza
e confondi ogni stoltezza;
in te contempliamo l’amore,
da te riceviamo la vita.















CANONE TRA LE INTENZIONI: Cristo Gesù
 
Cristo Gesù, mia luce interiore,/non lasciar le mie tenebre parlar.//Cristo Gesù, mia luce interiore,/donami di accogliere il tuo amor.
 

CANTO FINALE: Madre sul Golgota
 

Albero di vita, croce del Signore,
trono da cui Dio regna,
sei l’unica nostra salvezza.
 
Rit.
O Vergine Maria, sul Golgota sei madre:
confortaci nel viaggio, illumina il cammino;
e quando sarà l’ora udremo la tua voce:
“Venite, tutto è pronto, ormai non c’è che festa”.

 
E disse il Signore: “Tutto è compiuto”.
Chinato il capo effuse lo spirito.
Il fianco è squarciato, nasce la Chiesa;
la roccia è colpita, l’acqua zampilla.

Rit.
 
 




IN PREGHIERA PER LA FAMIGLIA                              ottobre 2014

 
Introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Sorelle e fratelli, per aiutarci ad essere membra vive del Corpo di Cristo, in unione e a sostegno del Sinodo dei vescovi di questi giorni, pregheremo oggi per la famiglia. Essa, nel disegno amorevole del Padre, è lo specchio terreno della vita trinitaria, la depositaria privilegiata della “missione di custodire, rivelare, e comunicare l’amore” di Dio per l’Umanità, di Cristo per la Chiesa sua sposa. (san Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio).

Ci accompagnerà la figura di Santa Brigida, nata in Svezia nel 1303 e morta a Roma nel 1373, compatrona d’Europa e grande mistica medievale, nonché terziaria francescana con il marito, e fondatrice, poi, dell’Ordine del Ss.mo Salvatore (le cosidette Brigidine). Di nobile casato, Santa Brigida costruì tutta la propria vita sulla roccia che è Dio: come moglie innamorata; come madre di otto figli, di cui una, Caterina, venerata come santa, e pure quando, rimasta vedova a 38 anni, scelse di consacrarsi totalmente a Dio, facendo dell’umanità intera la sua famiglia. Ancorata alla certezza della fedeltà del Signore, ella trasformò la sua famiglia in una piccola Chiesa domestica che irradiava carità: si testimonia che Brigida, aiutata da alcuni dei suoi figli, profuse tutte le sue ricchezze nel soccorso dei bisognosi, tanto da dover lei stessa chiedere l’elemosina dinnanzi alle chiese romane, confusa tra i mendicanti. Non solo. Da brava donna di famiglia che deve saper reggere la propria casa, trovò il coraggio di richiamare energicamente regnanti, governati e lo stesso papa ai loro doveri di guide e custodi della grande famiglia, la società, riferendo loro le infuocate parole che nelle visioni le rivolgeva Cristo.

 
Canto iniziale: La vera vite

Io son la vite, voi siete i tralci: restate in me, porterete frutto.
 
1.         Come il Padre ha amato me
così io ho amato voi,
restate nel mio amore
perché la gioia sia piena.
 
2.         Voi come tralci innestati in me
vivete tutti nell’unità:
unica in voi è la vita,
unico in voi è l’amore.
 
3.         Il tralcio buono che porterà
frutti d’amore vivendo in me.
Il Padre mio lo poterà
perché migliore sia il frutto.
 
 

La Parola di Dio: Salmo 127 (126)

Canto delle salite. Di Salomone.

1     Se il Signore non costruisce la casa,
      invano si affaticano i costruttori.
      Se il Signore non vigila sulla città,
      invano veglia la sentinella.
2     Invano vi alzate di buon mattino
      e tardi andate a riposare,
      voi che mangiate un pane di fatica:
      al suo prediletto egli lo darà nel sonno.
3     Ecco, eredità del Signore sono i figli,
      è sua ricompensa il frutto del grembo.
4     Come frecce in mano a un guerriero
      sono i figli avuti in giovinezza.
5     Beato l’uomo che ne ha piena la faretra:
      non dovrà vergognarsi quando verrà alla porta
      a trattare con i propri nemici.

 Per entrare nel testo biblico…

- Il salmo 127 rientra nel quinto libro del Salterio e fa parte della raccolta dei “canti graduali” o “delle ascensioni”, che venivano pregati dai pellegrini mentre salivano verso Gerusalemme. Probabilmente composto nel IV sec. a.C., periodo segnato da dure prove e vessazioni dai dominatori stranieri,  questo insieme di salmi colpisce per la forte speranza nutrita nell’azione divina e la fiducia nel futuro, sempre guidato da Dio.
 
- v. 5 “alla porta”: le vertenze giudiziarie si tenevano alle porte della città. Il versetto si riferisce quindi a possibili cause giudiziarie.
 
- L’attività umana porta frutto solo se è accompagnata da un elemento di gratuità che essa non si può dare: la benedizione di Dio. Nel più profondo dell’uomo, Dio è la forza che gli permette di vivere in pienezza. Il salmo ci dice anche che Dio non si limita a benedire, ma partecipa al lavoro, costruisce egli stesso la casa, e ne è il custode. 




 














La parola della Chiesa: La famiglia di Nazaret
(Dalla “Familiaris consortio” di S.Giovanni Paolo II, n. 86)


“Per misterioso disegno di Dio, in essa è vissuto nascosto per lunghi anni il Figlio di Dio: essa è dunque prototipo ed esempio di tutte le famiglie cristiane. E quella Famiglia, unica al mondo, che ha trascorso un'esistenza anonima e silenziosa in un piccolo borgo della Palestina; che è stata provata dalla povertà, dalla persecuzione, dall'esilio; che ha glorificato Dio in modo incomparabilmente alto e puro, non mancherà di assistere le famiglie cristiane nella fedeltà ai loro doveri quotidiani, nel sopportare le ansie e le tribolazioni della vita, nella generosa apertura verso le necessità degli altri, nell'adempimento gioioso del piano di Dio nei loro riguardi.

Che san Giuseppe, «uomo giusto», lavoratore instancabile, custode integerrimo dei pegni a lui affidati, le custodisca, le protegga, le illumini sempre.

Che la Vergine Maria, come è Madre della Chiesa, così anche sia la Madre della «Chiesa domestica», e, grazie al suo aiuto materno, ogni famiglia cristiana possa diventare veramente una «piccola Chiesa», nella quale si rispecchi e riviva il mistero della Chiesa di Cristo. Sia Lei, l'ancella del Signore, l'esempio di accoglienza umile e generosa della volontà di Dio; sia Lei, Madre Addolorata ai piedi della Croce, a confortare le sofferenze e ad asciugare le lacrime di quanti soffrono per le difficoltà delle loro famiglie.

E Cristo Signore, Re dell'universo, Re delle famiglie, sia presente, come a Cana, in ogni focolare cristiano a donare luce, gioia, serenità, fortezza”.
 


Dalle “Rivelazioni” di santa Brigida

Coloro che per amore e timore di Dio, si uniscono in matrimonio per avere prole, questi sono il tempio spirituale nel quale io voglio abitare. Ma gli uomini oggi si uniscono per i seguenti motivi: bellezza, ricchezza, disonesta e indecente gioia che provano nell’unione, perché nella celebrazione del matrimonio vi è la riunione degli amici e il godimento smodato della gola; perché vi è la superbia delle vesti, dei cibi, degli scherzi e altre vanità[…]. Vengono nella mia chiesa concordi nel consenso, ma con l’affetto e il pensiero mi sono contrari, hanno la volontà di piacere al mondo e preferiscono ciò e non piacere a me. Se davvero il loro pensiero fosse rivolto a me, se affidassero la loro volontà nelle mie mani e si unissero nel vincolo dell’amore a me, allora io sarei terzo con loro.[…]”. (I, 20)
 

Spunti di riflessione...
 
- Cerco di riconoscere nella fatica quotidiana la silenziosa ed umile opera di Dio che mi precede, Egli, l’unico costruttore e custode del bene mio e dei miei famigliari? 
 
- Cerco di riposare in Dio, affidandogli ogni preoccupazione, amarezza, contrasto con il coniuge, con i figli, con i genitori, spesso affaticati da una vita di lotta e sudore?
 
- In famiglia cerco di costruire, sempre e comunque, un clima di fiducia (il sonno del salmo), accogliendo davvero come dono da restituire la vita, che è Cristo, di cui Dio ogni istante mi fa parte? 
 
- Credo che la fatica quotidiana della mia famiglia di lasciarsi costruire e custodire da Dio, secondo i suoi imperscrutabili progetti di bene, crea vita, gioia, fiducia, fraternità, speranza anche per gli altri?



PREGHIERA ALLA SANTA FAMIGLIA

di Papa Francesco
 
Gesù, Maria e Giuseppe
in voi contempliamo
lo splendore dell’amore vero,
a voi con fiducia ci rivolgiamo.
 
Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie
luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole di Vangelo
e piccole Chiese domestiche.
 
Santa Famiglia di Nazareth,
mai più nelle famiglie si faccia esperienza
di violenza, chiusura e divisione:
chiunque è stato ferito o scandalizzato
conosca presto consolazione e guarigione.
 
Santa Famiglia di Nazareth,
il Sinodo dei Vescovi
possa ridestare in tutti la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
la sua bellezza nel progetto di Dio.
 
Gesù, Maria e Giuseppe
Ascoltate, esaudite la nostra supplica.

 
Canto di adorazione: Tienimi vicino
 
Tienimi vicino a te, Signore, nella pace.
 
1.         Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo,
non vado in cerca di cose grandi
superiori alle mie forze.
 
2.         Io sono tranquillo e sereno
come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato
è l’anima mia.
 
3.         Speri Israele nel Signore, ora e sempre.
 
 

Per approfondire…

· Tiziano Lorenzin, I salmi, Paoline edizioni, 2000;
· M. Carolina Campone, Brigida di Svezia, Jaca Book, 2012;
· Michele G. Masciarelli, Brigida di Svezia, San Paolo Edizioni, 2009;
· E. Bianco, L. Zonta, Le tre sante patrone della nostra Europa, Elledici, 2004;
· La catechesi di papa Benedetto XVI su Santa Brigida, all’indirizzo:
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2010/ documents/hf_ben-xvi_aud_20101027_it.html

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