Preghiera di adorazione

Proposte di preghiera e meditazione guidata...



ANNO DELLA MISERICORDIA: LA MISERICORDIA DI DIO NEL VANGELO DI LUCA



La misericordia di Dio nell'amore gratuito:                                      Febbraio 2016

     “… portò un vaso di profumo ” (Lc 7,36-50)




Saluto ed introduzione
 
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
 
Nell’episodio del Vangelo che mediteremo stasera - il racconto della peccatrice ai piedi di Gesù - sembra che Gesù non si curi della presenza della donna. In Gesù la corporeità è redenta, salvata: non c’è malizia, solo i gesti di una donna che ha scoperto l’amore nel perdono, cioè nel modo in cui Dio ci ama. Lei che ha fatto commercio dell’amore, scopre l’Amore, quello che non si compra ma che si dona. La donna si converte, piange lacrime di contrizione e di ringraziamento. E Gesù la conferma nella sua fede: davanti agli occhi di tutti riconcilia la peccatrice con Dio e la reintegra nella società degli uomini onesti.
 
Gesù si aspetta la conversione da ciascuno di noi: si tratta di riconoscerci peccatori, e di andare a lui come al nostro Salvatore. La peggiore cosa che possa capitarci è di crederci “giusti”, cioè di non avere nulla da rimproverarci: ci allontaneremmo irrimediabilmente dal Dio di misericordia. I nostri peccati non saranno mai un ostacolo alla nostra unione con Dio, se saremo dei peccatori penitenti, umili, che si affidano alla misericordia di Dio e non alle proprie forze. È a questa conversione d’amore e di umiltà, a questo incontro con il nostro Salvatore, che siamo tutti invitati durante la Quaresima. Tutti abbiamo bisogno di conversione e di guarigione, e Gesù ci prende così come siamo. Con lo stesso sguardo di misericordia dobbiamo guardare ogni nostro fratello, senza mai scandalizzarci - come Simone il fariseo - dei tesori di tenerezza che nostro Padre impiega per i suoi figli più perduti.

Scoprire allora nella nostra vita la grandezza dell’amore di Dio ci fa amare in modo veramente grande!

 
In ascolto
 
Dal Vangelo di Luca (Lc 7,36-50)
 
Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di' pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».
 

 
Spunti di Riflessione:

 
 Fermati a “guardare” i gesti che la donna compie, sono gesti di grande forza, segni di un amore grande…
 
 Cosa vuoi chiedere a Gesù? Cosa desidera di bello il tuo cuore? Affidalo a Lui, alla sua Parola che realizza ciò che promette, al suo amore per te…
 
 Sei convinto che oggi Gesù ti vuole incontrare e che non c’è nessun ostacolo tra te e lui? Prova a stare in silenzio e a lasciar risuonare questa Parola, la sua Parola, dentro di te…
 
 Se Gesù ti ama così, cosa puoi fare per vivere questo amore nella tua vita quotidiana? Chiedi a Gesù di sperimentare nelle tue relazioni la sua stessa capacità di amare…
 
Signore Gesù, eccomi in silenzio ai tuoi piedi come la peccatrice. Le mie lacrime sono come un battesimo di rigenerazione e il mio silenzio come la più eloquente delle confessioni. Ho navigato lontano da te, per aver lasciato al timone il mio io. E allontanandomi da te ho perduto pure me: lo conferma la tristezza e il vuoto che ho nel cuore! Ma la tua Parola mi ha raggiunto: «Sono io la tua salvezza!» e io le ho creduto! Così torno; mi fermo ai tuoi piedi: d’ora in poi cammina tu in me: «Io so che non posso proprio nulla, letteralmente; tu puoi tutto, incondizionatamente». E tu ora mi aiuti a capire, a vivere quell’amore grande che è la confessione del mio peccato, una confessione fino in fondo sincera, profonda, completamente vera, assolutamente inesorabile. Sì, una simile confessione è amare molto, perché non c’è nulla cui aggrapparmi così disperatamente come il mio peccato. Solo la parola del tuo perdono può ridonarmi la vita, forza di vita nuova!

 
Salmo 32
 
Beato l'uomo a cui è tolta la colpa e coperto il peccato.
Beato l'uomo a cui Dio non imputa il delitto e nel cui spirito non è inganno.
 
3 Tacevo e si logoravano le mie ossa, mentre ruggivo tutto il giorno.
 
4 Giorno e notte pesava su di me la tua mano, come nell'arsura estiva si inaridiva il mio vigore.
 
5 Ti ho fatto conoscere il mio peccato, non ho coperto la mia colpa. Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità» e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.
 
6 Per questo ti prega ogni fedele nel tempo dell'angoscia; quando irromperanno grandi acque non potranno raggiungerlo.
 
7 Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall'angoscia, mi circondi di canti di liberazione:
 
8 Ti istruirò e ti insegnerò la via da seguire; con gli occhi su di te, ti darò consiglio.
 
9 Non siate privi d'intelligenza come il cavallo e come il mulo: la loro foga si piega con il morso e le briglie, se no, a te non si avvicinano.
 
10 Molti saranno i dolori del malvagio, ma l'amore circonda chi confida nel Signore.
 
11 Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti! Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia!

 
Dalla enciclica: “Dives in misericordia”(1980) di Giovanni Paolo II:

 
13. Appunto perché esiste il peccato nel mondo, che «Dio ha tanto amato... da dare il suo Figlio unigenito», Dio che «è amore» non può rivelarsi altrimenti se non come misericordia. […]. La misericordia in se stessa, come perfezione di Dio infinito, è anche infinita. Infinita quindi ed inesauribile è la prontezza del Padre nell'accogliere i figli prodighi che tornano alla sua casa. Sono infinite la prontezza e la forza di perdono che scaturiscono continuamente dal mirabile valore del sacrificio del Figlio. Nessun peccato umano prevale su questa forza e nemmeno la limita. Da parte dell'uomo può limitarla soltanto la mancanza di buona volontà, la mancanza di prontezza nella conversione e nella penitenza, […] contrastando la grazia e la verità, specie di fronte alla testimonianza della croce e della risurrezione di Cristo. Pertanto, la Chiesa professa e proclama la conversione. La conversione a Dio consiste sempre nello scoprire la sua misericordia, cioè quell'amore che è paziente e benigno a misura del Creatore e Padre: l'amore, a cui «Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo», è fedele fino alle estreme conseguenze nella storia dell'alleanza con l'uomo: fino alla croce, alla morte e risurrezione del Figlio. […] L'autentica conoscenza del Dio della misericordia, […] è una costante ed inesauribile fonte di conversione, non soltanto come momentaneo atto interiore, ma anche come stabile disposizione, come stato d'animo. Coloro che in tal modo arrivano a conoscere Dio, che in tal modo lo «vedono», non possono vivere altrimenti che convertendosi continuamente a lui.
 

 
RICORDIAMO LE OPERE DI MISERICORDIA
(per questo mese)
 
Opera di misericordia corporale: VESTIRE GLI IGNUDI
Opera di misericordia spirituale: AMMONIRE I PECCATORI




 

“Questo per voi il segno….” (Lc 2,7-20)                                    Dicembre 2015    


Saluto e introduzione 
 
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
 
“Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza.” (MV n. 2). Come gli Angeli ai pastori nella Notte Santa, così Papa Francesco ci chiama per condurci, noi suo amato gregge, all’unico pascolo che ci sazia di vita: la Misericordia, Volto del Padre-Amore, incarnatasi in Gesù Cristo, Suo Figlio amato.

Accorriamo con lo stesso zelo e sorpresa dei pastori di Betlemme al mistero del Divin Bambino, e rimaniamo a contemplarlo, a gustare quanto di meraviglioso si dice di Lui in Cielo e sulla Terra: sentiamoci ospitati nella sua Tenda, aneliamo agli atri della sua Dimora, e con tutto il creato adoriamolo e proclamiamolo, cantando la sua Gloria con il nostro fremente balbettio umano, gemito gaudente di un cuore che si sente accolto - malgrado la sua pochezza - da un cuore più grande, che brucia la nostra miseria e il peccato nel fuoco del perdono misericordioso.

Accostiamoci adoranti all’Amore che si rende visibile in Gesù e ci attende, donandosi compassionevole a noi, per renderci parte viva nel suo amoroso vortice trinitario.


In ascolto
 
Dal Vangelo di Luca (Lc 2, 7-20)
 
Maria Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
 
Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

 
Spunti di riflessione
 
-“Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio e ha le tue vie nel suo cuore”. Le vie del Signore portano alla vera beatitudine, a rifugiarsi in Lui. Chiedo al Signore di mostrarmi le sue vie, e mi sforzo di percorrerle anche nell’oscurità e nel freddo delle mie notti abitate dall’incertezza e dal dubbio?
 
- Trasmetto, e come, al mio prossimo, l’annuncio di Salvezza che anch’io ho gratuitamente ricevuto tramite i “messaggeri” che il Signore ha mandato nella mia vita, per rivelarsi a me come amore misericordioso?
 
- Vedo un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia: Gesù bambino, che cosa chiedi oggi al mio cuore in contemplazione davanti a te?
 
- Maria e Giuseppe, grazie per non essere stati gelosi del Vostro tesoro, ma lo avete subito condiviso con il prossimo che mendicava amore presso la Vostra casa: Vi chiedo d’insegnarmi a vivere custodendo e donando Gesù.

 
Salmo 84
 
Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.
Anche il passero trova una casa
e la rondine il nido
dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari,
Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio.
Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio
e ha le tue vie nel suo cuore.
Passando per la valle del pianto
la cambia in una sorgente;
anche la prima pioggia l’ammanta di benedizioni.
Cresce lungo il cammino il suo vigore,
finché compare davanti a Dio in Sion.
Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.
Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,
guarda il volto del tuo consacrato.
Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri
che mille nella mia casa;
stare sulla soglia della casa del mio Dio
è meglio che abitare nelle tende dei malvagi.
Perché sole e scudo è il Signore Dio;
il Signore concede grazia e gloria,
non rifiuta il bene
a chi cammina nell’integrità.
Signore degli eserciti,
beato l’uomo che in te confida.


Dalla Misericordiae Vultus, Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, di Papa Francesco.
 
1. Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi. Essa è divenuta viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di Nazareth. Il Padre, « ricco di misericordia » (Ef 2,4), dopo aver rivelato il suo nome a Mosè come « Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà » (Es 34,6), non ha cessato di far conoscere in vari modi e in tanti momenti della storia la sua natura divina. Nella « pienezza del tempo » (Gal 4,4), quando tutto era disposto secondo il suo piano di salvezza, Egli mandò suo Figlio nato dalla Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il suo amore. Chi vede Lui vede il Padre (cfr Gv 14,9). Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona[1] rivela la misericordia di Dio.
 
2. Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato.

 
TESTIMONE DELLA MISERICORDIA: S. Agostino
 
“Gesù per te si è fatto via. Chi dice di dimorare in Cristo deve comportarsi come si è comportato lui. Egli è la via. Ora camminiamo, non abbiamo paura, non ci sperdiamo. Non camminiamo fuori della via. Perché è detto: attorno alla strada mi han messo intoppi, attorno alla strada mi han teso agguati. Ed ecco la misericordia: perché tu non cada negli agguati, hai come strada la misericordia stessa”. (Discorso 16A)
 


 RICORDIAMO LE OPERE DI MISERICORDIA (per questo mese)
 
 Opera di misericordia corporale: Dare da mangiare agli affamati
 Opera di misericordia spirituale: Consigliare i dubbiosi
 






IN PREGHIERA PER LA FEDE                                                   Marzo 2015
 

Possederete la vita eterna, voi che credete
 

Saluto del presidente
 
Fratelli e sorelle, ci fermiamo in adorazione per chiedere ancora una volta il dono della fede, offrendo al Padre il nostro desiderio e la nostra volontà di aderire allo “sguardo nuovo” che è la vita in Cristo.
 
Certo i pensieri di Dio ci superano infinitamente, ma non sono inaccessibili; egli è con noi nella Parola, nell’Eucaristia, nella Vita che è Cristo, e che ci vive e ci sostiene, istante dopo istante, e risplende nel nostro quotidiano.
 
Oggi è la solennità di S. Giuseppe, Sposo di Maria, uomo della fede, che ha creduto alla parola di Dio trasmessagli in sogno da un angelo. Come testimone della fede abbiamo scelto, però, questa sera una ragazza dei nostri giorni, Giulia Gabrieli (3 marzo 1997 – 19 agosto 2011), una normalissima, solare ragazzina bergamasca di quattordici anni, che nel breve tempo della sua esistenza terrena, stroncata da una dolorosa malattia (sarcoma osseo), si è lasciata portare, già su questa terra, alla sorgente della Vita piena: credere e vivere l’Amore provvidente di Dio per ciascuno di noi.
 

Dalla Prima Lettera di Giovanni (1Gv 5,1-15)
 
Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.
 
E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio. Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha dato riguardo al proprio Figlio. E la testimonianza è questa: Dio ci ha donato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita.
 
Questo vi ho scritto perché sappiate che possedete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio.
 
E questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta. E se sappiamo che ci ascolta in tutto quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già da lui quanto abbiamo chiesto.

 
Da un’intervista a Giulia (di Sr G.Lancini - Charitas 2-2011)

 
Quale è per te la cosa più bella della vita?
 
La cosa più bella della vita è la vita stessa e il fatto di poterla vivere! Di alzarci la mattina presto e vedere il cielo dipinto dai toni rosati: l’alba, poi abbassare lo sguardo e vedere un fiore che spunta in mezzo ad un prato verde; oppure come in questa stagione vedere come tutto il paesaggio si tinge di bianco! È un meraviglioso spettacolo, che solo Dio poteva donarci!

 
Cosa diresti se ti venisse chiesto di spiegare con uno slogan o con una frase la tua vita di persona che lotta con la malattia?
 
Non c’è una frase che in particolar modo descrive questo momento, ma ho un breve racconto che per me rappresenta questo momento delicato della mia vita: Un bambino ed un padre camminano lungo una strada ad un certo punto si trovano davanti un gradino; per il bambino, essendo piccolo, è difficile superarlo; quindi porge la mano al padre in segno di aiuto; lungo la strada i due possono essersi detti tante cose, sia belle che brutte, ma un padre, quando suo figlio gli chiede aiuto, è sempre disposto a darglielo per “dare una mano” al bambino a superare più facilmente il gradino. Ecco io sono quel bambino, ingenua di fronte all’onnipotenza del Padre che è Dio e vive e regna per SEMPRE e quel gradino simboleggia la mia malattia che ha intralciato la mia vita: la strada, ma grazie all’aiuto del nostro Padre, della nostra Mamma Celeste e di tutti i Beati e i Santi che io potrò superare questo grande ostacolo! Io ringrazio il Signore di avermi dato la Sua mano che mi aiuta a superare più facilmente il gradino e mi dà la forza di lottare e di andare avanti.

 
Da “Un gancio in mezzo al cielo”, di Giulia Gabrieli
 
Ora so che la mia storia può finire solo in due modi: o, grazie a un miracolo, con la completa guarigione, che io chiedo al Signore perché ho tanti progetti da realizzare. E li vorrei realizzare proprio io. Oppure incontro al Signore che è una bellissima cosa. Sono entrambi due bei finali…
 
Spunti per la riflessione:
 
- Nei momenti di sconforto cerco con tutto il cuore e tutta la mia volontà di riorientare il mio sguardo verso l’unica realtà che nutre la mia speranza, ossia la certezza che “Dio ci ha donato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio” e che davvero “chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita”?
 
- So chiedere aiuto, spogliandomi di ogni attesa, pretesa, lasciando fare a mio Padre?
 
- Faccio memoria della bellezza della mia persona, della mia esistenza, dell’amore, poco o tanto, che Dio manifesta attraverso di me a chi mi sta attorno? Mi dico con amore “io sono figlio di Dio da sempre e per sempre”?

 
PREGHIERA
 
Poco prima della morte, Giulia aveva indirizzato un messaggio registrato al suo vescovo; tra l’altro gli diceva: “Sto realizzando con don Luigi una coroncina particolare che è solo per ringraziare il Signore, perché mi sono accorta che in tutte le preghiere chiediamo qualcosa al Signore, chiediamo sempre e mai ringraziamo”.
 
Ecco la Coroncina di ringraziamento (si usa la corona del Rosario):
 
All’inizio: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
 
Rinnoviamo la nostra professione di fede:

A. Credo
 
B. Poi sui tre grani che collegano la croce della corona alla medaglia:
 
“Santissima Trinità noi ti ringraziamo per quello che creasti, che hai fatto e per quello che ci donerai. A nome nostro e del mondo intero.”
 
Preghiera iniziale:
 
“Con questa coroncina vogliamo ringraziarti Signore Dio per aver creato i cieli, la terra e l’uomo, per averlo posto al centro dell’universo rendendolo unico.
 
Vogliamo ringraziarti, perché il tuo Figlio Gesù si è incarnato nel seno della Vergine Maria e perché, nascendo nella capanna di Betlemme, soffrendo sul Calvario e morendo in croce, si è fatto uomo, comprendendo le nostre fragilità e anche le nostre virtù; perché con la risurrezione ci ha salvato dal peccato e ci ha dimostrato la vera e pura esistenza; perché ha istituito l’Eucaristia e gli altri sacramenti.
 
Infine vogliamo ringraziarti per averci donato lo Spirito Santo, che con i suoi sette doni illumina la via che ci conduce a Te. Amen.”
 
C. Sui grani del Padre nostro:
 
“Per il meraviglioso progetto che stai portando avanti sull’uomo e sul mondo intero: noi vogliamo soltanto ringraziarti, Signore.”

D. Sui grani dell’Ave Maria:
 
“Signore, vogliamo con gioia, dal profondo del cuore, elevare il nostro grazie a Te. Per le meraviglie che hai creato e per le attenzioni di cui ci circondi sempre.”

 
Preghiera finale:
 
“Signore Dio, noi ti ringraziamo per il tuo Figlio Gesù che si è fatto uomo, per aver voluto essere un Dio misericordioso che capisce i nostri limiti umani, ci perdona sempre e ci dà la capacità di discernere tra bene e male.
 
Ti ringraziamo, Signore, per essere Dio Amore che ci ama, ci protegge sempre e ci dona ottima salute, grazie e miracoli dovunque siamo e ovunque andiamo. Tu, Signore, ti fidi talmente tanto dei tuoi figli che in Gesù sulla croce ci donasti la sua giovane Madre, affinché, non lasciandoci mai soli, Lei ci ricordi sempre che Tu sei l’unico Dio in grado di farci godere della vita eterna. Amen”.
 
Per conoscere Giulia:
 
Un gancio in mezzo al cielo, Giulia Gabrieli, Paoline 2012;
www.congiulia.com
 






IN PREGHIERA PER LE VOCAZIONI RELIGIOSE                         Febbraio 2015

"Tu sei mio figlio" (sal 27)

 


Saluto del presidente
 
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
 
Fratelli e sorelle, il papa ha voluto che il 2015 sia l’anno dedicato alla vita consacrata. Nella preghiera di adorazione di questa sera vogliamo implorare dal Signore la grazia della santità per quanti hanno abbracciato la vita religiosa e il dono di nuove vocazioni per gli istituti religiosi e secolari.
 
La vita consacrata è chiamata a incarnare la Buona Notizia, il Crocifisso risorto, a far proprio il modo di esistere e di agire di Gesù di fronte al Padre e ai fratelli. È assumere il suo stile di vita, adottare i suoi atteggiamenti interiori, lasciarsi invadere dal suo spirito, assimilare la sua sorprendente logica; in una parola, è essere figlio.
 
«Testimone del Vangelo – ricorda papa Francesco - è uno che ha incontrato Gesù Cristo, che lo ha conosciuto, o meglio, si è sentito conosciuto da Lui, riconosciuto, rispettato, amato, perdonato, e questo incontro lo ha toccato in profondità, lo ha riempito di una gioia nuova, di un nuovo significato per la vita».
 
Come testimone della vita consacrata abbiamo pensato di proporre la BEATA ELISABETTA VENDRAMINI (1790-1860), una figlia della nostra terra, essendo nata a Bassano del Grappa e avendo operato prevalentemente in Padova.
 
Donna coraggiosa, povera e profondamente libera nell’obbedienza a Dio, docile alla voce dello Spirito Santo, sull’esempio di san Francesco, spese la sua vita alla sequela del Cristo crocifisso, che riconobbe e amò nei più piccoli; questo la portò a fondare la congregazione delle Suore Terziarie Francescane Elisabettine (1828).
 


Dal Vangelo di Matteo (Mt 17, 1-9)
 
Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
 
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».


 
Dagli scritti di Elisabetta Vendramini
 
[…] Considerando con stupore la bontà di Dio nel mirar me, così prodigiosamente mirata a preferenza di tante anime belle; riconoscendomi per la più sordida ed offrendomi e pregandolo a glorificarsi in me come gli piaceva, sentii di nuovo: “Tu sei la mia figlia diletta nella quale ho posto le mie compiacenze.” Sempre più tal voce mi sprofondò, mi annientò, mi scoperse la bontà del Signore e mi animò ad abbandonarmi in quelle braccia paterne, unici miei sostegni e miei soli conforti […]. Ah, io sono la più ricca, la più felice del mondo mirandomi con gli occhi dello spirito, benché sì sordida, così mi miro […]. (Da una lettera del 1823 al padre spirituale)
 
[…] Dissi al Padre eterno: “Posso io essere come Gesù la vostra figlia diletta e posso credere che in me abbiate poste le compiacenze vostre?” […] Subito mi fu risposto: “In Gesù ho poste le mie compiacenze per la pienezza della mia grazia, in te per la mia misericordia”. (Dal diario)
 

Per la riflessione… (in corsivo, dagli scritti di Elisabetta):
 
“E fu trasfigurato davanti a loro”: l’episodio segna un momento decisivo nel ministero di Gesù. È evento di rivelazione che consolida la fede nel cuore dei discepoli, li prepara al dramma della Croce ed anticipa la gloria della risurrezione. È una illuminazione interiore di Gesù tanto forte che “trasforma” il suo stesso corpo in sole e luce. È importante anche per i discepoli averlo visto: quando sarà risorto, capiranno che il Risorto è lo stesso Gesù che fu crocifisso.
 
«…dirimpetto a quel Sole, esso mi scopre tutti i mali miei.
Nel tempo stesso che li piango, egli gli adorna con i suoi raggi
fino a farli comparire altrettanti soli.
No, che non può il mio Dio vedere sprofondata nel suo niente
la fattura delle sue mani, che amorosamente la solleva fino a lui».

 
“Signore, è bello per noi essere qui!”: primo compito della vita consacrata è di rendere visibili le meraviglie che Dio opera nella fragile umanità delle persone chiamate. Esse testimoniano tali prodigi di grazia con il linguaggio di un'esistenza trasfigurata, capace di sorprendere il mondo.
 
«Amore, sì, amore mi possieda, mi faccia operare,
mi getti come vento per il mondo tutto, anime salvare io bramo.
Amore mi dia vita e morte ancora».

 
“Ed ecco una voce dalla nube”: la nube luminosa richiama Dio stesso che guidò Israele nel deserto. La vocazione cristiana è un’iniziativa tutta del Padre: l'esperienza dell’amore gratuito di Dio è a tal punto intima e forte che la persona avverte di dover rispondere con la dedizione incondizionata della sua vita, consacrando tutto, presente e futuro, nelle sue mani.
 
«L’amore del Padre mi trasporta…
Il Verbo mi rapisce…
Lo Spirito mi sorprende».

 
“Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!”: nella vita consacrata è chiesto di vivere il desiderio di totale conformazione a Cristo. A noi, il Padre dice di ascoltarlo, perché, ascoltando lui, diventiamo come lui, figli. La trasfigurazione comincia quando, invece di pensare e ascoltare noi stessi, ascoltiamo lui e pensiamo a lui.
 
«Figlie mie, alta è la nostra origine, perché veniamo da Dio,
ed alto è pure il nostro fine perché a Dio andiamo».

 
“I discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore”: il fascino del volto trasfigurato di Cristo non impedisce che essi si sentano sgomenti di fronte alla Maestà divina che li sovrasta. Sempre, quando l'uomo avverte la gloria di Dio, tocca con mano anche la sua piccolezza e ne trae un senso di spavento. Ricorda all'uomo la divina perfezione, e al tempo stesso lo incalza con un appello pressante alla “santità”. La chiamata alla santità è accolta e può essere coltivata solo nel silenzio dell'adorazione davanti all'infinita trascendenza di Dio.
 
«Beate miserie che a Dio mi portano!
Oh povertà ricchissima,
che non può coprirla che un Dio! ».

 
“Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete»”: questo incoraggiamento del Maestro vale in modo speciale ogni qualvolta si scende dal “monte” per imboccare la strada che dal Tabor porta al Calvario. Non si può contemplare il volto trasfigurato al Tabor e il volto sfigurato al Golgota separatamente; vanno colti insieme, l’uno alla luce dell’altro. Qui l’umanità di Gesù rivela la sua divinità, là la divinità mostra la sua umanità. La vita consacrata contribuisce a tener viva nella Chiesa la coscienza che la Croce è la sovrabbondanza dell'amore di Dio che trabocca su questo mondo, è il grande segno della presenza salvifica di Cristo.
 
«Ma un’anima, che tutta vuol essere di Dio, che cosa non sa abbracciare?
Tutto, al certo, basta che lo conosca voluto da Dio».
«Signore, se voi siete che ciò volete,
datemi la forza per obbedirvi»


 
Preghiera di Elisabetta
 
Amore Eterno,
accoglimi e donami di amarti come desideri.
Tienimi ben stretta nelle tue paterne braccia
in cui per sempre io mi abbandono.
Braccia divine, ripiene di quanto mai
può desiderare un’anima da te e per te creata,
non lasciatemi mai.
Siate sempre, finché vivo,
il luogo del mio riposo in qualsiasi stato,
penoso e doloroso,
chiaro o tenebroso,
in cui possa trovarmi.
Amore eterno,
esaudisci chi vuole te solo nel tempo e nell’eternità!




IN PREGHIERA PER LA PACE                                                         Gennaio 2015

Beati gli operatori di pace (Mt 5,9)                        


Saluto del presidente
 
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
 
Fratelli e sorelle, questa sera vogliamo pregare insieme davanti a Gesù Eucaristico per la pace: chiediamo che sia prima di tutto un valore che viviamo dentro di noi e tra noi, come ci dice S. Francesco: “La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori. Tutti siano attirati alla pace, alla bontà e alla concordia dalla vostra mitezza” - e che Dio conceda la pace a ogni persona sulla faccia della Terra.
 
In questi mesi, ripetutamente, ci sono state offerte immagini di guerra e di distruzione in varie parti del mondo. Sono angosciosi venti di guerra che continuano a scuotere l’umanità intera come un uragano che agita una foresta, arrecando ovunque distruzione e morte; il rumore delle armi è ancora forte e assordante, e tenta ogni giorno di spegnere la speranza nel cuore dell’uomo.

Eppure noi vogliamo credere nella pace, vogliamo essere persone di pace, della convivenza pacifica con i lontani e i vicini di ogni paese e continente. Con la pace vogliamo chiedere al Signore anche il dono della giustizia e della condivisione.
 
Questa sera ci accompagnerà una persona che ha dedicato la sua vita per la pace nel suo paese: SHAHBAZ BHATTI. Nato nel 1968 da una famiglia cattolica, uomo di profonda fede, di lungimirante sapienza e di tenace carità, attento ai poveri, agli oppressi e ai bisognosi, tessitore instancabile di dialogo interreligioso, ha dedicato la sua vita affinché fosse garantita la libertà a tutte le minoranze religiose nel suo Paese. E` stato ministro per le Minoranze Religiose del Pakistan dal 2008 al 2 marzo 2011, quando è stato ucciso da un commando di terroristi talebani.
 

Dal Vangelo di Matteo (Mt 5,1-12)

Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

 
TESTAMENTO DI SHAHBAZ BHATTI
 
Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre,casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia. Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa.
 
Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo 13 anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico. Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è cosi forte in me che mi considererei privilegiato qualora – in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan – Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese.
 
Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.

Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù, ed io potrò guardarLo senza provare vergogna.

 
Per entrare nel testo biblico...
 
Matteo conferisce alle beatitudini un carattere universale e atemporale, che trascende la situazione storica in cui furono pronunciate. Le prime tre rappresentano un’espressione sintetica dell’annuncio centrale del vangelo, cioè dell’intervento di Dio nella storia per soccorrere i poveri, i bisognosi. Ad essi appartiene il regno dei cieli. Il Figlio di Dio si inserisce nel cuore della storia umana per portare la felicità ai poveri e ai perseguitati a causa del Suo nome. Essi godono della speciale protezione di Dio e possono fondare le loro attese di salvezza nel possesso del regno, loro destinato.
 
v. 9 “Beati gli operatori di pace...” La settima beatitudine assicura la benevo-lenza divina a coloro che operano la pace. La beatitudine non si riferisce alle persone miti, pazienti, pacifiche, ma a quelle che promuovono attivamente la concordia, la riconciliazione. La pace biblica, shalom, è considerata un dono di Dio, atteso nella Sua pienezza alla venuta del Messia. L’uomo nuovo, rigenerato dalla pace portata da Cristo, diventa a titolo speciale “figlio di Dio”, erede d’ogni benedizione. Il discepolo di Gesù può irradiare nel mondo rinnovato dalla sua opera la sovranità di Dio, collaborando per l’eliminazione dell’egoismo, delle inimicizie.
 

Spunti per la riflessione:
 
- Pregare per la pace significa aprire il cuore umano all'irruzione della potenza rinnovatrice di Dio. Dio, con la forza vivificante della sua grazia, può creare aperture per la pace là dove sembra che vi siano soltanto ostacoli e chiusure. Sono capace di lasciare che Dio apra il mio cuore?

- Pregare per la pace significa pregare per la giustizia, per un adeguato ordinamento all'interno delle Nazioni e nelle relazioni fra di loro. Vuol dire anche pregare per la libertà, specialmente per la libertà religiosa, che è un diritto fondamentale umano e civile di ogni individuo. Sono disponibile a lavorare per la giustizie e la pace? Non volendo altro, non cercando i miei interessi ma come dice Bhatti: “Voglio solo un posto ai piedi di Gesù”?

- Credo che vale la pena impegnarsi per la pace? C’è la pace dentro di me? Sono fiducioso di essere strumento per la pace? Oppure ho perso ogni speranza di pace?

 
Preghiera per la pace del Beato Paolo VI:
 
Signore Dio di pace,
che hai creato gli uomini,
oggetto della tua benevolenza,
per essere i familiari della tua gloria,
noi ti benediciamo e ti rendiamo grazie:
perché ci hai inviato Gesù, tuo Figlio amatissimo,
hai fatto di Lui nel mistero della sua Pasqua
l’artefice di ogni salvezza,
la sorgente di ogni pace,
il legame di ogni fraternità.
 
Noi ti rendiamo grazie
per i desideri, gli sforzi,
le realizzazioni che il tuo Spirito di pace
ha suscitato nel nostro tempo,
per sostituire l’odio con l’amore,
la diffidenza con la comprensione,
l’indifferenza con la solidarietà.
 
Apri ancor più i nostri spiriti ed i nostri cuori
alla esigenza concreta dell’amore
di tutti i nostri fratelli;
affinché possiamo essere sempre più
dei costruttori di pace.
 
Ricordati, Padre di misericordia,
di tutti quelli che sono in pena,
soffrono e muoiono,
nel generare un mondo più fraterno.
 
Che per gli uomini di ogni razza e di ogni lingua
venga il tuo regno di Giustizia,
di Pace e di Amore.
 
E che la terra sia ripiena della tua Gloria! Amen.
 







IN PREGHIERA PER LA VITA                                                               dicembre 2014
   


SIAMO NATI E NON MORIREMO MAI PIU
 

Saluto del presidente e introduzione
 
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
 
Fratelli e sorelle, ci fermiamo in adorazione davanti a Cristo, il datore e Signore della Vita, per chiedergli il dono di riconoscere, rispettare, amare e accompagnare cristianamente ogni vita umana, dal suo inizio alla fine, senza eccezioni, senza paure e senza compromessi per nulla degni dell’uomo.
 
Ci lasciamo condurre da Chiara Corbella, nata in cielo il 13 giugno 2012, a 28 anni, accompagnata nella sua Passione per la vita, in Cristo, dal marito Enrico Petrillo. Ella, come Maria e affidandosi tutta a Lei nel suo percorso di moglie e mamma, unita a Gesù, ha saputo rispondere nella fede all’appello di Dio Padre, che le chiedeva di amare donando tutta se stessa al Suo progetto misterioso di amore per la vita, progetto che supera ogni pensiero e via umana, ma che solo conduce alla vera vita: la vita eterna in Lui.
Chiara ed Enrico hanno accolto, amato e accompagnato alla vita in cielo due figli con gravi e non comuni anomalie fisiche, sopravvissuti in terra poco più di mezz’ora al parto; e per garantire la salute e la vita al terzo figlio, Chiara senza indugio ha infine rinunciato ad ogni cura adeguata per un aggressivo e raro tumore concomitante alla gravidanza dell’ ultimogenito, Francesco.

 

Dal Vangelo di Luca (Lc 1, 26-38)
 
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
 
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
 
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 
Entriamo nel testo biblico, come in uno specchio, e poi riflettiamo, con un brano e alcuni spunti tratti da Siamo nati e non moriremo mai più, biografia ufficiale di Chiara Corbella
 
Quella notte Chiara non riesce a dormire. È un momento faticoso. Si chiede per-ché Dio abbia permesso questo nella sua vita e in quella di Enrico: loro hanno sempre cercato la sua volontà. (…) Si rimprovera di essere stata poco attenta, di essersi trascurata. Si incolpa di ciò che è successo. (…) ”Perché mi chiedi di essere io a dirglielo?” dice a Dio. Chiara soffre per sua figlia, ma ha già preso una decisione, sa cosa fare. “Il fatto di portare avanti la gravidanza per me era chiaro, però ancora non avevo la certezza che mio marito la pensasse così…”.
 
Finalmente, grida a Dio. In quel momento difficile, Chiara si imbatte in un’immagine della Vergine Maria. Tutto cambia. Nel suo cuore scende la pace. “Da condannata ad un destino senza speranza” scrive, “sono diventata ricolma di gioia nel vedere come il Signore vedeva questa sofferenza”. Cosa è successo?
 
A spaventare Chiara è il fatto che lei ed Enrico sono sposati da pochi mesi e non sa come lui possa reagire alla notizia che sua figlia non sta bene e morirà dopo la nascita. Ha paura di scoprire cosa Enrico abbia nel cuore, teme che possa smettere di amarla. Pensa: “Questa croce la porterà anche mio marito o dovrò portarla da sola? Mi capirà o…?”.
 
Guardando quell’immagine, rimane folgorata. Si riconosce nella Vergine Maria, nella sua situazione: una gravidanza speciale, un figlio che sarebbe morto sotto i suoi occhi e il peso dell’annuncio a Giuseppe, che non sa ancora nulla. A entrambe, a lei e a Maria, Dio aveva chiesto la stessa cosa. Entrambe temono di essere ripudiate. Chiara riflette. A poco a poco l’orizzonte si trasforma. “Non potevo pretendere di capire tutto e subito; il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere”.


 
- “Ecco, il Signore ci ha risposto” scrive Chiara “ci ha consegnato un compito davvero nobile: prenderci cura di una creatura meravigliosa, che molti hanno scartato, odiato e dimenticato nel cestino di qualche ospedale”.
 
Chiamato/a a collaborare con Dio, riconosco il compito per la vita che Lui mi ha affidato come genitore, educatore, sorella/fratello, amica/o…
 
- Gesù le insegna in che modo entrare in relazione con Lui: deve semplicemente fidarsi, farsi guidare come Maria, imparare a considerare Dio come una persona, non come qualcuno al suo servizio. Per Chiara accogliere Maria Grazia Letizia è apprendere la vera umiltà. Nostra figlia ci ha fatto aprire il cuore” racconta Enrico. “Apri la porta ed entra la Grazia, l’amore vero, il senso della vita, l’eternità. Lei ha fatto questo”.
 
Dio solo trasforma il nostro sì ad una vita che sembra inutile, difficile o ingombrante, in vita eterna e fonte di gioia già qui in terra! So affidarmi ed aprire il cuore alla Grazia, pur nel dolore, per il primato della vita?
 
- “Non preoccuparti. È nostra figlia: la accompagneremo fin dove possiamo”. Anche Enrico non pensa neanche per un attimo a rifiutare questo dono. Per Chiara (…) è “il primo miracolo”.
 
Quando diciamo sì alla vita tocchiamo il miracolo dell’amore, che di nuovo ci viene incontro, rinsalda e genera nuovo amore fra marito e moglie, fra parenti, fra amici. Credo e vivo la forza vitale e rigenerante dell’amore? Vedo la mia vita e ogni scintilla di vita come dono di Dio? O tratto la vita con superficialità? So accoglierla nella verità di me stesso, nei piccoli gesti di altruismo quotidiano verso chi è “vita” di fronte e accanto a me?
 
- Enrico:“Senza Dio, tutto diventa un caso”, ma con Dio puoi vedere la sofferenza come un invito a ballare, e se “inizi a ballare, ti accorgi che sì, la sofferenza c’è ma c’è anche tanta gioia, tanta pace”. Chiara: “Il Signore mette la verità dentro di noi e non c’è possibilità di fraintenderla”.

Nella prova e sofferenza credo Dio Padre come Dio-con-noi, Dio della Vita che ci è vicino e, nella fede, ci invita ad una danza nel suo mistero d’amore?
 
- Come la Vergine che, nelle parole di Chiara, ha accolto come dono “un figlio che non era per lei, che sarebbe morto e che lei avrebbe dovuto vedere morire sotto la croce”, Chiara ed Enrico stavano dicendo sì ad una missione che sarebbe andata ben oltre loro stessi.
 
Nella prova il Signore ci chiede di andare “oltre noi stessi”, oltre quelli che crediamo i nostri limiti personali. Guardo a Maria sin d’ora come esempio e mamma celeste cui affidarmi nei momenti umanamente duri, ”impossibili”?


PREGHIERA – Dalle parole amorose di Chiara ed Enrico per i loro figli
 
A Maria Grazia Letizia: Che ti amiamo so che lo sai, ma forse non sai che sei nata per l’eternità… Chi ti ha desiderato è anche nostro Padre… la vita è meravigliosa per questo anche noi ti abbiamo cercato… a noi importa quello che sarai, qui ogni cosa non serve veramente, possiamo fare a meno di tutto, il necessario è conoscere il Padre, è prepararsi per questo incontro, e tu sei nata pronta, fino a dove potevamo ti abbiamo accompagnato, ora conoscerai il Padre.
 
A Davide Giovanni: È stato bello accompagnarti anche se a volte ci è sembrato che fossi tu ad averci portato un po’ sulla tua strada. Ci hai parlato di Lui e del Suo amore di Madre, del chicco di grano e dell’amore racchiuso che hai. Ci hai insegnato che l’amore non crea nulla di imperfetto, tu sei un prodigio unico, irripetibile e meraviglioso. Quanto amore ci hai dato!
 
A Francesco per il suo primo compleanno: Sei stato un dono grande nella nostra vita perché ci hai aiutato a guardare oltre i nostri limiti umani… Lo scopo della nostra vita è amare ed essere sempre pronti ad imparare ad amare gli altri come solo Dio può insegnarti…qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna. Se starai amando veramente te ne accorgerai dal fatto che nulla ti appartiene veramente perché tutto è un dono… Non scoraggiarti mai, figlio mio, Dio non ti toglie mai nulla, se toglie è solo perché vuole donarti tanto di più.
 

Per conoscere la vicenda di Chiara ed Enrico
 
- “Siamo nati e non moriremo mai più - Storia di Chiara Corbella Petrillo”
  S. Troisi e C. Paccini, Ed. Porziuncola, 2013
 
- www.chiaracorbellapetrillo.it


 



IN PREGHIERA CON I SOFFERENTI                                  novembre 2014


LE MIE LACRIME NELL’OTRE TUO RACCOGLI (Sal 56)

 
Saluto del presidente e introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Sorelle e fratelli, pregare per chi è nella sofferenza significa affacciarsi sul mistero del Male che segna l’esistenza terrena di ogni uomo.

Il dolore, specie se innocente, può far vacillare la nostra fede nell’Onnipotente Bontà di Dio, nel suo essere per noi Padre. La morte, la violenza, l’ingiustizia, la malattia, le divisioni, le umiliazioni, i fallimenti possono lacerare il nostro cuore in tanti perché muti ed ostinati che ci allontanano da Dio anziché avvicinarci. Sì, il male può tutto ciò, ma è il Bene ad avere l’ultima, definitiva parola: Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, crocifisso, morto e risorto, glorioso Signore della Vita e della Storia.

Da Cristo in poi, nessuno può dire che l’uomo è abbandonato alla sofferenza, perché in Gesù oramai ogni lacrima umana, innocente o colpevole, è divenuta Croce di redenzione. Dunque mistero del dolore, ma, soprattutto, mistero della Croce, albero senza rami, che in tutto porta frutto, albero del nuovo Eden in cui il Padre ci chiama per l’eternità! Chiediamo, dunque, vita, salute, guarigione, prosperità, ogni bene al nostro Papà, perché il bene va sempre chiesto, e restiamo fermi nella certezza della Provvidenza di Dio, che dal male più infamante, ossia la crocifissione dell’Unico Giusto, ha saputo trarre il bene supremo: la Risurrezione di Cristo e di noi con Lui.
 
Fra i tanti santi che sono saputi entrare nel mistero della croce, ed ivi trovare pienezza di vita, vogliamo guardare a santa Bernadette Soubirous (1844- 1879), di cui il Martirologio Romano dice: “Nata a Lourdes da famiglia poverissima, ancora fanciulla sperimentò la presenza della beata Maria Vergine Immacolata e, in seguito, preso l’abito religioso, condusse una vita di umiltà e nascondimento”.

Non vivrò un solo istante senza amare”, questo il suo semplice programma, mantenuto pur quando asma, tubercolosi e tumore osseo la “macinavano come un chicco di grano”
 


Dal Vangelo di Giovanni (Gv 12, 20-33)

20Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. 21Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 22Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. 23Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. 24In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. 26Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. 27Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! 28Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

29La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». 30Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». 33Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

 
Testamento spirituale (attribuito a) Santa Bernardette

Per l’indigenza di mamma e papà per la rovina del mulino, per il vino della stanchezza, per le pecore rognose: grazie, mio Dio! Bocca di troppo da sfamare che ero; per i bambini accuditi, per le pecore custodite, grazie! Grazie, o mio Dio, per il Procuratore, per il Commissario, per i Gendarmi, per le dure parole di Peyremale.

Per i giorni in cui siete venuta, Vergine Maria, per quelli in cui non siete venuta, non vi saprò rendere grazie altro che in Paradiso. Ma per lo schiaffo ricevuto, per le beffe, per gli oltraggi, per coloro che mi hanno presa per pazza, per coloro che mi hanno presa per bugiarda, per coloro che mi hanno presa per interessata. GRAZIE, MADONNA !

Per l’ortografia che non ho mai saputa, per la memoria che non ho mai avuta, per la mia ignoranza e per la mia stupidità, grazie! Grazie, grazie, perché se ci fosse stata sulla terra una bambina più stupida di me, avreste scelto quella! Per la mia madre morta lontano, per la pena che ebbi quando mio padre, invece di tendere le braccia alla sua piccola Bernadette, mi chiamò Suor Maria Bernarda: grazie, Gesù! Grazie per aver abbeverato di amarezza questo cuore troppo tenero che mi avete dato. Per Madre Giuseppina che mi ha proclamata: "Buona a nulla". GRAZIE!

Per i sarcasmi della madre Maestra, la sua voce dura, le sue ingiustizie, le sue ironie, e per il pane della umiliazione, grazie! Grazie per essere stata quella cui la Madre Teresa poteva dire :"Non me ne combinate mai abbastanza". Grazie per essere stata quella privilegiata dai rimproveri, di cui le mie sorelle dicevano: "Che fortuna non essere come Bernadette!”. Grazie di essere stata Bernadette, minacciata di prigione perché vi avevo vista, Vergine Santa ! Guardata dalla gente come bestia rara; quella Bernadette così meschina che a vederla si diceva:"Non è che questa?!". Per questo corpo miserando che mi avete dato, per questa malattia di fuoco e di fumo, per le mie carni in putrefazione, per le mie ossa cariate, per i miei sudori, per la mia febbre, per i miei dolori sordi e acuti, GRAZIE MIO DIO!

Per quest’anima che mi avete data, per il deserto della aridità interiore, per la vostra notte e per i vostri baleni, per i vostri silenzi e i vostri fulmini; per tutto, per Voi assente e presente, grazie! Grazie, o Gesù!



Per entrare nel testo biblico…

·     La scena narrata nel brano proposto si svolge cinque giorni prima della Pasqua (Gv 12,1) e, quindi, cinque giorni prima dell’arresto di Gesù: dopo la risurrezione dell’amico Lazzaro e la cena in Betania, presso Marta e Maria, Gesù procede deciso verso Gerusalemme ove viene accolto trionfalmente, osannato quale Re di Israele. Alla richiesta di tipo politico-nazionalistico delle folle, Gesù risponde presentandosi quale re messia mite ed umile, seduto su un puledro d’asina (Gv 12,14-15; Zc 9,9): Dio è l’Emmanuele, il Dio-con-noi, il Dio mite e vicino. Per l’ennesima volta, tuttavia, non viene accolto: egli non risponde alle attese umane. Il v. 29 del brano letto ripresenta il medesimo dramma: gli uomini vogliono un Messia eterno, onnipotente, non un Messia che muore e per ciò non vogliono sentire. In questo contesto, si presentano a Gesù dei greci, pagani desiderosi di “vederlo” per credere in lui. La sua parola spiazza: in un clima festante egli parla di morte, sacrificio, turbamento, angoscia ed infine gloria. Dio stesso parla, una “voce d’alto”, ma nessuno comprende, neppure i discepoli che rifiutano la sua morte.

·     “L’ora” è tema tipicamente giovanneo, è il tempo del ritorno al Padre, attraverso la morte e la risurrezione: solo adesso essa è giunta, prima “non era” (Gv 2,4; 7,20; 8,20). L’ora è nelle mani del Padre perché Dio è l’unico Signore della Storia e l’ha vinta.

·     La piccola parabola del seme parla di Gesù e di ogni uomo. La morte di Cristo è la via scelta dal Padre e dal Figlio per mostrarsi Amore indicibile (Gv 3,16) e offrire la salvezza agli uomini. La parabola dice inoltre che la morte di Cristo è la condizione unica per tutta l’umanità di rinascere e portare frutto, perché la Croce è l’unica alternativa alla morte: chi vuol seguire Cristo sa di seguirlo sul Calvario per risuscitare con Lui alla Vita eterna.

·     “Gloria” nella cultura ebraica non indica la “fama”, il “prestigio”, ma il “peso”, l’“importanza” che una persona ha in sé, per il suo spessore interiore, non per l’onore che le viene tributato dagli uomini. La “gloria di Dio”, poi, è l’irradiarsi nel mondo della sua presenza. “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”: Dio che è Amore irradia la propria gloriosa onnipotenza nella debolezza, nella sconfitta, nella sofferenze, nella morte.


Spunti di riflessione

·         Credo veramente che la mia vita è nelle mani di Dio; che le mie sofferenze, così come le sofferenze di ogni uomo dall’inizio del mondo alla sua fine, sono state portate da Cristo nella passione e nella risurrezione?

·         Credo che ciò che mi accade sarà sempre per il Bene, perché solo Dio è il Signore della Storia e il Maligno nulla può, sebbene infierisca violentemente?

·         Credo davvero che l’unica Via per la Vita sia la morte del seme, la croce, che in Cristo, per Cristo e con Cristo è Pasqua, passaggio e senso di tutto? Mi sforzo di riconoscere i frutti di Pienezza che Dio trae dalle sofferenze che cerco di portare nel suo nome?

·         Penso che i tanti piccoli di Dio, bambini, deboli, inermi, affamati, assetati, venduti, comprati regnano con Dio e vedono i frutti splendidi di Bene, Vita, Amore, Gioia che il Signore ha tratto da ogni loro gemito? Penso mai alla sofferenza con fede, nella certezza che davvero chi più ha sofferto in questa vita più sta partecipando, ora, adesso e per l’eternità, alla Pienezza di gioia che è Dio? Quale gaudio sarà vedere Dio faccia a faccia e in Lui conoscere i figli innumerevoli degli innumerevoli bimbi abortiti, violati, uccisi da atroci malattie? In Lui conoscere dai frutti le sofferenze portate da ogni fratello…


La preghiera del “perché”

“Perché succedono queste cose? Non si può spiegare. Ci sono tante cose che noi non possiamo capire. Quando i bambini incominciano a crescere non capiscono le cose e incominciano a fare domande al papà o alla mamma: “Papà, perché? Perché? Perché?”. Gli psicologi la chiamano “l’età del perché”, “l’età dei perché”. Perché il bambino non capisce… Ma se noi stiamo attenti vedremo che il bambino non aspetta la risposta del suo papà o della sua mamma: un altro perché e un altro perché… Il bambino ha bisogno, in quell’insicurezza, che il suo papà e la sua mamma lo guardino. Ha bisogno degli occhi dei suoi genitori, ha bisogno del cuore dei suoi genitori. In questi momenti di tanta sofferenza non stancatevi di dire: “Perché?”. Come i bambini… E così attirerete gli occhi del nostro Padre sul vostro popolo; attirerete la tenerezza del papà del cielo su di voi. Come fa il bambino quando chiede: “Perché? Perché?”. In questi momenti di dolore, questa forza sia la preghiera più utile: la preghiera del perché. Ma senza chiedere spiegazione, soltanto chiedere che il nostro Padre ci guardi. Anche io vi accompagno, con questa preghiera del perché”.

(Papa Francesco alla Comunità filippina, dopo il disastroso passaggio del ciclone Yolanda, nel novembre 2013)

 



IN PREGHIERA PER LA FAMIGLIA                              ottobre 2014

 
Introduzione

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Sorelle e fratelli, per aiutarci ad essere membra vive del Corpo di Cristo, in unione e a sostegno del Sinodo dei vescovi di questi giorni, pregheremo oggi per la famiglia. Essa, nel disegno amorevole del Padre, è lo specchio terreno della vita trinitaria, la depositaria privilegiata della “missione di custodire, rivelare, e comunicare l’amore” di Dio per l’Umanità, di Cristo per la Chiesa sua sposa. (san Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio).

Ci accompagnerà la figura di Santa Brigida, nata in Svezia nel 1303 e morta a Roma nel 1373, compatrona d’Europa e grande mistica medievale, nonché terziaria francescana con il marito, e fondatrice, poi, dell’Ordine del Ss.mo Salvatore (le cosidette Brigidine). Di nobile casato, Santa Brigida costruì tutta la propria vita sulla roccia che è Dio: come moglie innamorata; come madre di otto figli, di cui una, Caterina, venerata come santa, e pure quando, rimasta vedova a 38 anni, scelse di consacrarsi totalmente a Dio, facendo dell’umanità intera la sua famiglia. Ancorata alla certezza della fedeltà del Signore, ella trasformò la sua famiglia in una piccola Chiesa domestica che irradiava carità: si testimonia che Brigida, aiutata da alcuni dei suoi figli, profuse tutte le sue ricchezze nel soccorso dei bisognosi, tanto da dover lei stessa chiedere l’elemosina dinnanzi alle chiese romane, confusa tra i mendicanti. Non solo. Da brava donna di famiglia che deve saper reggere la propria casa, trovò il coraggio di richiamare energicamente regnanti, governati e lo stesso papa ai loro doveri di guide e custodi della grande famiglia, la società, riferendo loro le infuocate parole che nelle visioni le rivolgeva Cristo.

 
La Parola di Dio: Salmo 127 (126)

Canto delle salite. Di Salomone.

1     Se il Signore non costruisce la casa,
      invano si affaticano i costruttori.
      Se il Signore non vigila sulla città,
      invano veglia la sentinella.
2     Invano vi alzate di buon mattino
      e tardi andate a riposare,
      voi che mangiate un pane di fatica:
      al suo prediletto egli lo darà nel sonno.
3     Ecco, eredità del Signore sono i figli,
      è sua ricompensa il frutto del grembo.
4     Come frecce in mano a un guerriero
      sono i figli avuti in giovinezza.
5     Beato l’uomo che ne ha piena la faretra:
      non dovrà vergognarsi quando verrà alla porta
      a trattare con i propri nemici.

 Per entrare nel testo biblico…

- Il salmo 127 rientra nel quinto libro del Salterio e fa parte della raccolta dei “canti graduali” o “delle ascensioni”, che venivano pregati dai pellegrini mentre salivano verso Gerusalemme. Probabilmente composto nel IV sec. a.C., periodo segnato da dure prove e vessazioni dai dominatori stranieri,  questo insieme di salmi colpisce per la forte speranza nutrita nell’azione divina e la fiducia nel futuro, sempre guidato da Dio.
 
- v. 5 “alla porta”: le vertenze giudiziarie si tenevano alle porte della città. Il versetto si riferisce quindi a possibili cause giudiziarie.
 
- L’attività umana porta frutto solo se è accompagnata da un elemento di gratuità che essa non si può dare: la benedizione di Dio. Nel più profondo dell’uomo, Dio è la forza che gli permette di vivere in pienezza. Il salmo ci dice anche che Dio non si limita a benedire, ma partecipa al lavoro, costruisce egli stesso la casa, e ne è il custode. 




 














La parola della Chiesa: La famiglia di Nazaret
(Dalla “Familiaris consortio” di S.Giovanni Paolo II, n. 86)


“Per misterioso disegno di Dio, in essa è vissuto nascosto per lunghi anni il Figlio di Dio: essa è dunque prototipo ed esempio di tutte le famiglie cristiane. E quella Famiglia, unica al mondo, che ha trascorso un'esistenza anonima e silenziosa in un piccolo borgo della Palestina; che è stata provata dalla povertà, dalla persecuzione, dall'esilio; che ha glorificato Dio in modo incomparabilmente alto e puro, non mancherà di assistere le famiglie cristiane nella fedeltà ai loro doveri quotidiani, nel sopportare le ansie e le tribolazioni della vita, nella generosa apertura verso le necessità degli altri, nell'adempimento gioioso del piano di Dio nei loro riguardi.

Che san Giuseppe, «uomo giusto», lavoratore instancabile, custode integerrimo dei pegni a lui affidati, le custodisca, le protegga, le illumini sempre.

Che la Vergine Maria, come è Madre della Chiesa, così anche sia la Madre della «Chiesa domestica», e, grazie al suo aiuto materno, ogni famiglia cristiana possa diventare veramente una «piccola Chiesa», nella quale si rispecchi e riviva il mistero della Chiesa di Cristo. Sia Lei, l'ancella del Signore, l'esempio di accoglienza umile e generosa della volontà di Dio; sia Lei, Madre Addolorata ai piedi della Croce, a confortare le sofferenze e ad asciugare le lacrime di quanti soffrono per le difficoltà delle loro famiglie.

E Cristo Signore, Re dell'universo, Re delle famiglie, sia presente, come a Cana, in ogni focolare cristiano a donare luce, gioia, serenità, fortezza”.
 


Dalle “Rivelazioni” di santa Brigida

Coloro che per amore e timore di Dio, si uniscono in matrimonio per avere prole, questi sono il tempio spirituale nel quale io voglio abitare. Ma gli uomini oggi si uniscono per i seguenti motivi: bellezza, ricchezza, disonesta e indecente gioia che provano nell’unione, perché nella celebrazione del matrimonio vi è la riunione degli amici e il godimento smodato della gola; perché vi è la superbia delle vesti, dei cibi, degli scherzi e altre vanità[…]. Vengono nella mia chiesa concordi nel consenso, ma con l’affetto e il pensiero mi sono contrari, hanno la volontà di piacere al mondo e preferiscono ciò e non piacere a me. Se davvero il loro pensiero fosse rivolto a me, se affidassero la loro volontà nelle mie mani e si unissero nel vincolo dell’amore a me, allora io sarei terzo con loro.[…]”. (I, 20)
 

Spunti di riflessione...
 
- Cerco di riconoscere nella fatica quotidiana la silenziosa ed umile opera di Dio che mi precede, Egli, l’unico costruttore e custode del bene mio e dei miei famigliari? 
 
- Cerco di riposare in Dio, affidandogli ogni preoccupazione, amarezza, contrasto con il coniuge, con i figli, con i genitori, spesso affaticati da una vita di lotta e sudore?
 
- In famiglia cerco di costruire, sempre e comunque, un clima di fiducia (il sonno del salmo), accogliendo davvero come dono da restituire la vita, che è Cristo, di cui Dio ogni istante mi fa parte? 
 
- Credo che la fatica quotidiana della mia famiglia di lasciarsi costruire e custodire da Dio, secondo i suoi imperscrutabili progetti di bene, crea vita, gioia, fiducia, fraternità, speranza anche per gli altri?



PREGHIERA ALLA SANTA FAMIGLIA

di Papa Francesco
 
Gesù, Maria e Giuseppe
in voi contempliamo
lo splendore dell’amore vero,
a voi con fiducia ci rivolgiamo.
 
Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie
luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole di Vangelo
e piccole Chiese domestiche.
 
Santa Famiglia di Nazareth,
mai più nelle famiglie si faccia esperienza
di violenza, chiusura e divisione:
chiunque è stato ferito o scandalizzato
conosca presto consolazione e guarigione.
 
Santa Famiglia di Nazareth,
il Sinodo dei Vescovi
possa ridestare in tutti la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
la sua bellezza nel progetto di Dio.
 
Gesù, Maria e Giuseppe
Ascoltate, esaudite la nostra supplica.


Per approfondire…

· Tiziano Lorenzin, I salmi, Paoline edizioni, 2000;
· M. Carolina Campone, Brigida di Svezia, Jaca Book, 2012;
· Michele G. Masciarelli, Brigida di Svezia, San Paolo Edizioni, 2009;
· E. Bianco, L. Zonta, Le tre sante patrone della nostra Europa, Elledici, 2004;
· La catechesi di papa Benedetto XVI su Santa Brigida, all’indirizzo:
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2010/ documents/hf_ben-xvi_aud_20101027_it.html

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